di Giuseppe Gagliano –
Le accuse rivolte dalla Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite segnano un nuovo punto di svolta nella guerra di Gaza. Il rapporto sostiene che la campagna militare israeliana avrebbe causato la morte di oltre ventimila bambini tra il 2023 e il 2025 e ipotizza responsabilità che potrebbero configurare il genocidio. Israele respinge con fermezza le conclusioni, definendole infondate e frutto di un organismo ostile.
Al di là dello scontro politico, il conflitto si sposta sempre più sul terreno giudiziario e diplomatico. Secondo la Commissione, in diversi casi le morti di minori non sarebbero riconducibili soltanto ai bombardamenti in aree urbane, ma anche a colpi mirati, un’accusa che, se confermata, aggraverebbe notevolmente il quadro delle responsabilità. Israele ribadisce invece di operare contro Hamas, accusando il movimento di utilizzare la popolazione civile come scudo.
Dal punto di vista militare, l’offensiva israeliana punta a smantellare le capacità operative di Hamas e a impedire che la Striscia torni a rappresentare una minaccia. Tuttavia, la densità abitativa di Gaza e la distruzione delle infrastrutture hanno trasformato le operazioni in una crisi umanitaria senza precedenti, alimentando le contestazioni sulla proporzionalità dell’uso della forza.
Il rapporto dell’Onu si inserisce in un contesto già segnato dai procedimenti avviati davanti alla Corte Penale Internazionale, contribuendo ad aumentare la pressione sulla leadership israeliana. Pur non avendo poteri esecutivi, la documentazione raccolta potrebbe rafforzare futuri sviluppi giudiziari e incidere ulteriormente sull’immagine internazionale di Israele.
Sul piano geopolitico, la guerra di Gaza è ormai diventata un tema centrale della competizione internazionale. Iran, Russia e Cina utilizzano il conflitto per denunciare quello che definiscono il doppio standard dell’Occidente nell’applicazione del diritto internazionale, mentre gli Stati Uniti e gli alleati europei si trovano sempre più esposti alle critiche per il sostegno garantito a Israele.
Anche le conseguenze economiche appaiono destinate a durare. La ricostruzione della Striscia richiederà investimenti enormi e nessun piano potrà avere successo senza una soluzione politica stabile. Parallelamente, Israele rischia un progressivo deterioramento della propria reputazione internazionale, con possibili ricadute sulle relazioni economiche, scientifiche e diplomatiche.
La questione centrale resta il rapporto tra diritto alla difesa e tutela della popolazione civile. Mentre Israele continua a rivendicare la necessità delle proprie operazioni contro Hamas, le immagini della devastazione di Gaza e il crescente numero di vittime civili stanno modificando profondamente la percezione internazionale del conflitto, trasformando la guerra in un banco di prova per la credibilità del diritto internazionale e dell’intero sistema politico occidentale.




