di Giuseppe Gagliano –
Ennesima strage di Israele a Gaza, dove a essere presa di mira è stata la città di Beit Lahiya, nel nord della Striscia. Il ministero della Salute ha riferito che il bilancio dell’attacco è stato di 87 morti e oltre 40 feriti, ma sotto le macerie vi sono ancora numerosi corpi. L’azione dei militari solleva interrogativi cruciali per la geopolitica mediorientale, rivelando le complessità di un conflitto caratterizzato da violenti scontri tra Israele e gruppi armati palestinesi come Hamas. L’attacco ha colpito un’area residenziale densamente popolata, provocando numerose vittime civili, tra cui donne e bambini, e creando una crisi umanitaria aggravata dalle difficoltà di accesso per i soccorsi, bloccati dall’intensità dei bombardamenti. Le Forze di Difesa Israeliane hanno affermato che l’operazione mirava a colpire obiettivi strategici di Hamas, come centri di comando e strutture logistiche, tuttavia, la distruzione di ospedali e infrastrutture sanitarie ha suscitato critiche internazionali, inclusa la denuncia delle Nazioni Unite per la distruzione sistematica di strutture mediche, definita “medicidio”. Il conflitto sta causando uno sfollamento di massa, con oltre 45mila persone costrette a lasciare le proprie case, mentre l’offensiva aerea e terrestre israeliana continua a colpire località chiave come Jabalia, Beit Hanoon e la stessa Beit Lahiya. La situazione rischia di aggravare la già fragile stabilità regionale, alimentando risentimento e instabilità anche nelle aree circostanti e tra la popolazione palestinese sfollata, che si trova priva di acqua, elettricità e servizi essenziali.
Il bilancio dei morti a Gaza ha superato le 42mila unità, di cui un terzo bambini.












