Gb. Arrestate tre spie iraniane

di Giuseppe Gagliano

Dietro la cronaca giudiziaria si muove, ancora una volta, la geopolitica. Tre cittadini iraniani arrestati a Londra con l’accusa di spionaggio per conto di Teheran, sorveglianza di oppositori, minacce a giornalisti di “Iran International”, e l’intera macchina della sicurezza britannica che si mobilita per invocare protezione nazionale. L’Iran insorge, convoca il diplomatico del Regno Unito a Teheran, e denuncia una “manovra politica”. Tutto già visto. Eppure niente mai risolto.
Non si tratta solo di spie, ma di un conflitto aperto tra due visioni del mondo. Da una parte, la Gran Bretagna che si erge a baluardo della sicurezza europea, rispolverando leggi e dottrine d’emergenza per contrastare “influenze straniere”. Dall’altra la Repubblica Islamica che rifiuta ogni ingerenza e rilancia sul terreno più delicato: il nucleare. Perché se oggi il terreno del conflitto è Londra, domani sarà Vienna, Muscat, o l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.
Le accuse sono pesanti, ma il contesto ancora di più. Iran International non è solo una testata: è un simbolo della guerra d’informazione tra l’Iran e l’Occidente. Teheran la considera terrorista, Londra la protegge. E nei corridoi dei servizi segreti, la dialettica tra protezione dei dissidenti e repressione extraterritoriale è diventata lo spazio reale della competizione. Con armi nuove: droni, cyberspionaggio, propaganda, provocazioni legali.
Il problema è che tutto questo avviene mentre i colloqui nucleari restano sospesi tra ambiguità e bluff. Da un lato gli USA, tornati a negoziare ma sotto l’ombra lunga di Donald Trump, che rilancia linee rosse insostenibili. Dall’altro l’Iran, che rilancia sul ruolo regionale e parla di consorzi atomici con Arabia Saudita ed Emirati: alleanze impossibili o solo provocazioni tattiche?
Nel mezzo, l’Europa del gruppo E3 (Francia, Germania, UK) rimane prigioniera della sua debolezza diplomatica. Dopo aver firmato il JCPOA e averne subito lo smantellamento per mano americana, ora non riesce né a garantire il rispetto degli impegni né a impostare un dialogo credibile. E il cosiddetto meccanismo di “snapback”, minacciato da mesi, non ha prodotto né deterrenza né risultati.
In definitiva, l’arresto di tre iraniani a Londra non è l’epilogo di un’indagine, ma un episodio intermedio in una lunga guerra fredda parallela, fatta di provocazioni, rappresaglie diplomatiche e trattative condotte nel buio. Con un pericolo su tutti: l’erosione definitiva della fiducia e della possibilità di mediazione multilaterale. Quando spie e diplomatici finiscono per recitare lo stesso copione, è il diritto internazionale a perdere il suo significato.