Gb. Elezioni: primi match fra Corbyn e Johnson

di Elisabetta Corsi

Le elezioni che si terranno il 12 dicembre in Gran Bretagna vedono per il momento favorito il partito dei Conservatori di Boris Johnson. Lo slogan del manifesto elettorale è “Ottenere la Brexit, scatenare il potenziale della Gran Bretagna”, documento che si snoda in 13 punti. Tra gli impegni il premier Johnson si è voluto assumere c’è quello di ottenere la Brexit per gennaio, come pure la lotta al cambiamento climatico, per cui l’obiettivo del suo governo sarà di arrivare a emissioni zero entro il 2050.
Sulla questione immigrazione il partito di Johnson vuole puntare al sistema australiano, che permette l’ingresso di meno immigrati ma più qualificati. Inoltre Johnson intende avviare una commissione per la democrazia che esaminerà l’equilibrio del potere costituzionale, impegno assunto a seguito della dichiarazione della Suprema Corte in settembre circa l’irregolarità del premier di sospendere il Parlamento.
L’altro grande partito, cioè quello laburista, si trova a dover affrontare un periodo critico in quanto accusato di antisemitismo, con il leader Jeremy Corbyn che per di più ha rifiutato in diretta tv di smentire tali accuse. Non è la prima volta che il partito laburista si trova in questa situazione, ma è ben più grave ora in piena campagna elettorale. Per questo motivo è stato rilanciato il manifesto “Razza e fede”, in cui i laburisti si dichiarano estranei a sentimenti antisemiti, ma anzi si pongono in difesa di tutte le popolazioni che abitano paese. Il suo slogan per queste elezioni, “E’ il tempo per un reale cambiamento”, riassume un programma in cui il primo accento è posto sul sistema sanitario nazionale, per il quale viene promesso l’aumento del budget e il sostegno al servizio pubblico piuttosto che al privato. Questo anche nel campo dell’istruzione, dove si vorrebbe abolire il finanziamento pubblico alle scuole private. Riguardo la Brexit, se i Conservatori vogliono realizzarla in tempi brevi, Corbyn invece vuole rilanciare un nuovo accordo entro tre mesi e un nuovo referendum entro sei mesi per dare la possibilità alle persone di decidere nuovamente sul loro futuro.
Un altro punto è l’aumento del salario minimo da 8.21 sterline a 10 sterline all’ora, cosa che i Laburisti condividono con i Conservatori. Anche per Corbyn è importante l’aspetto del cambiamento climatico, ma se Johnson promette di arrivare a emissioni zero entro il 2050, i laburisti rilanciano entro il 2030. quindi vent’anni prima. In aggiunta Jeremy Corbyn promette di piantare 2 miliardi di alberi per aiutare l’ambiente, e di creare dieci nuovi parchi nazionali.
Un altro cavallo di battaglia dei laburisti è la nazionalizzazione delle industrie chiave, cioè le poste, l’azienda idrica, la National Grid, che è la società britannica che eroga l’energia elettrica, le ferrovie e la Bt, anche se solo parzialmente, che è il maggior operatore di telefonia.
Nel campo dell’immigrazione se i Conservatori vogliono ridurre gli arrivi, i laburisti spingono dare la possibilità ai cittadini dell’Unione Europea che risiedono e lavorano nel Regno Unito anche se da poco tempo di potervi rimanere.
Durante il primo dibattito televisivo tra i due leader, Jeremy Corbyn ha accusato Boris Johnson di voler vendere il Servizio Sanitario Nazionale agli Stati Uniti e alle grandi case farmaceutiche, una volta ottenuta la Brexit. A detta del leader laburista, che parlato di una serie di incontri segreti di Johnson negli Stati Uniti, il governo avrebbe proposto il pieno accesso al Servizio Sanitario Nazionale per i prodotti americani. Johnson ha risposto affermando che sono tutte invenzioni e che non metterà mai sul tavolo di un negoziato commerciale il Servizio Sanitario Nazionale.
Alle elezioni del 12 dicembre sono chiamati 46 milioni gli elettori.

Geremy Corbyn. (Foto Facebook).