di Giuseppe Gagliano –
La guerra dell’informazione si combatte sempre più sui social network attraverso identità fittizie, immagini generate dall’intelligenza artificiale e campagne capaci di inserirsi nei dibattiti politici locali. Secondo i ricercatori del Media Forensics Hub dell’università di Clemson, una rete di account collegata al Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica iraniana avrebbe operato nel Regno Unito e in Irlanda sfruttando temi sensibili come l’indipendentismo scozzese, la critica alla monarchia britannica e l’opposizione al governo di Londra.
I profili, apparentemente gestiti da cittadini scozzesi o irlandesi, avrebbero costruito nel tempo credibilità presso comunità reali, pubblicando contenuti legati a questioni locali. Solo successivamente, con l’esplosione del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, gli account avrebbero iniziato a diffondere messaggi favorevoli a Teheran e a celebrare le operazioni militari iraniane.
L’indagine ha evidenziato anche l’impiego di fotografie rubate o generate dall’intelligenza artificiale e la diffusione di immagini manipolate presentate come prove di attacchi contro obiettivi americani. In alcuni casi sarebbero emersi errori tecnici, come l’inserimento involontario di caratteri persiani in messaggi attribuiti a presunti utenti britannici.
L’obiettivo principale non sarebbe stato promuovere direttamente l’Iran, ma sfruttare le divisioni già esistenti nelle società occidentali per orientare il dibattito pubblico. Strategie analoghe sarebbero state individuate anche in account in lingua spagnola che si presentavano come cittadini statunitensi o latinoamericani, attivi su temi come immigrazione, diritti civili e sostegno al Venezuela.
Secondo gli analisti, queste operazioni dimostrano come la propaganda moderna non abbia più bisogno di grandi apparati mediatici. Grazie all’intelligenza artificiale e ai bassi costi di produzione dei contenuti digitali, è possibile costruire reti di influenza capaci di raggiungere migliaia di utenti e di inserirsi nelle fratture politiche delle democrazie occidentali.
Europol ha annunciato a maggio la chiusura di migliaia di account collegati alle Guardie della rivoluzione in 19 Paesi e la sospensione di numerose infrastrutture digitali riconducibili all’organizzazione. Tuttavia, gli esperti avvertono che la rimozione degli account non risolve il problema alla radice. Piattaforme aperte, forte polarizzazione politica e crescente sfiducia nelle istituzioni continuano infatti a offrire terreno fertile alle campagne di influenza straniere.
La vicenda conferma come il vero campo di battaglia non sia più soltanto quello militare, ma anche quello cognitivo. Attraverso profili falsi, immagini artificiali e narrazioni costruite ad hoc, gli attori statali possono tentare di influenzare opinioni pubbliche straniere, sfruttando le tensioni interne delle società democratiche e trasformandole in strumenti di competizione geopolitica.




