Gb. Reform UK spacca bipartitismo britannico: eletta deputata di Farage

di Giuseppe Gagliano –

Alle elezioni comunali britanniche, i buoni risultati del partito populista Reform UK, guidato da Nigel Farage, ha infranto le ultime certezze dell’establishment politico inglese. A soccombere non è stato solo il governo, ma l’intero impianto bipartitico su cui Londra aveva costruito la propria stabilità democratica. Non c’è solo la disfatta dei Conservatori e la delusione dei Laburisti. C’è la prova tangibile che una larga parte della società britannica non si riconosce più in nessuno dei due.
Farage e il suo movimento sono stati sbrigativamente derubricati, fino a ieri, a “fenomeno di protesta”, a raccolta rumorosa di scontenti e nostalgici della Brexit. Eppure oggi quel “partito del copia e incolla”, come lo chiamavano i commentatori liberal, vince nei luoghi simbolo del declino industriale, conquista centinaia di seggi nei consigli comunali e batte i laburisti persino a Runcorn ed Helsby. Non solo un campanello d’allarme. È un terremoto.
La sconfitta è sistemica. Come ha osservato il professor John Curtice, uno dei più autorevoli sondaggisti britannici, “per la prima volta nella storia, un partito che non sia né il Labour né i Tories guida il voto popolare nazionale stimato.” I numeri parlano da soli: Reform UK al 30%, laburisti al 20%, conservatori addirittura al 15%. Più che una disaffezione, è una rivoluzione silenziosa ma profonda, che riscrive la mappa politica del Regno Unito.
Dietro questa esplosione populista si cela una crisi multipla: economica, sociale, identitaria. Il paese paga il prezzo della deindustrializzazione, delle promesse tradite della Brexit, della transizione ecologica calata dall’alto e delle guerre per procura finanziate a debito. Farage vince dove le fabbriche chiudono, dove i laburisti parlano di diritti e uguaglianza ma dimenticano i lavoratori. Vota Reform chi ha visto i partiti storici disinteressarsi dei territori periferici, preferendo la lingua delle élite metropolitane.
La batosta politica in realtà è arrivata per l’elezione suppletiva del seggio di Runcorn and Helsby, nel nord-ovest dell’Inghilterra, dove un deputato laburista si era dovuto dimettere per aver aggredito per strada una persona: a vincere di sei punti è stata la candidata di Reform UK, Sarah Pochin, lasciando a bocca asciutta laburisti e conservatori.
E mentre Starmer promette riarmo e rigore, e i Conservatori rincorrono la destra senza crederci, Farage si appropria del messaggio che in troppi hanno smarrito: “Siamo con voi”. Una frase semplice, ma che basta a smuovere le urne.
Non è più tempo di ironie su chi definisce il net zero una follia, o su chi mette in discussione la centralità della guerra in Ucraina nella politica estera britannica. È il tempo, per i partiti tradizionali, di riconoscere che stanno perdendo il Paese reale. Quello che vive di salari, bollette, sanità pubblica. Quello che ha votato con rabbia, ma anche con lucidità.
La politica inglese è frammentata. I populisti non sono più l’eccezione: sono diventati una delle opzioni principali. Se il sistema non si rigenera, l’alternativa non sarà il riformismo, ma la rottura.