di Enrico Oliari

Il commissario capo della Polizia Metropolitana di Londra, Sir Mark Rowley, ha adottato un provvedimento per obbligare gli agenti a dichiarare l’eventuale adesione a organizzazioni chiuse e strutturate gerarchicamente, nella fattispecie l’iscrizione alla Massoneria. Per Rowley l’iniziativa ha lo scopo di dissipare i sospetti, o meglio, l’alone di complottismo che sta attraversando l’opinione pubblica britannica a seguito di alcuni scandali dovuti a clamorosi errori investigativi e a denunce esposte contro la polizia. Scotland Yard ha precisato in una nota che il nodo non riguarda le convinzioni personali degli agenti, ma l’appartenenza a realtà che prevedono vincoli di mutuo sostegno tra affiliati, cosa che potrebbe portare a contesti di lealtà “difficilmente compatibili con il dovere di neutralità che spetta a chi esercita funzioni di polizia”. Gli stessi vertici della Polizia Metropolitana ammettono di aver raccolto nel tempo informazioni di intelligence su possibili pratiche scorrette legate a rapporti nati all’interno delle logge. Ad esempio, viene riportato, è risultato a una commissione indipendente che nelle indagini sull’omicidio dell’investigatore privato Daniel Morgan la presenza rilevante di massoni tra gli agenti coinvolti nel caso e ha raccomandato un rafforzamento dei meccanismi di vigilanza, pur senza dimostrare che reti massoniche siano state utilizzate per ostacolare le indagini.

Daniel John Morgan è stato assassinato a colpi di ascia nel 1987 nel parcheggio di un pub a Sydenham, a Londra. Nonostante diverse indagini, arresti e processi da parte della Polizia Metropolitana, il crimine è rimasto irrisolto. Nel 2021 è stata pubblicata una revisione indipendente sulla gestione delle indagini sull’omicidio, la quale ha rilevato che la Polizia Metropolitana era affetta da “una forma di corruzione istituzionale” che aveva occultato o negato le carenze del caso.

Per rispondere al provvedimento di Rowley, la Massoneria britannica è ricorsa alle vie legali sostenendo che l’obbligo di dichiarare l’appartenenza configurerebbe una forma di discriminazione. Ora spetterà ai giudici stabilire se concedere o meno una sospensione cautelare del provvedimento.