di Giuseppe Gagliano –
Keir Starmer, nuovo primo ministro del Regno Unito, ha iniziato il suo mandato con decisioni inaspettate e di grande impatto, indirizzando tre significativi schiaffi politici al governo israeliano di Benjamin Netanyahu. Il 29 luglio è emersa la notizia che Starmer sarebbe pronto a firmare un bando completo all’esportazione di armi britanniche verso Israele, un passo che segna una rottura con le politiche precedenti. Questa mossa è stata preannunciata dal nuovo ministro degli Esteri David Lammy, che aveva già dichiarato la sospensione delle forniture di armi offensive a Tel Aviv, lasciando aperta la possibilità per quelle difensive. Tuttavia, secondo il Times of Israel, Londra si starebbe preparando a un bando totale, una decisione che rappresenta una svolta simbolica e sostanziale nelle relazioni tra i due paesi.
Il bando alle armi, se confermato, segue una tendenza già iniziata dal precedente governo conservatore di Rishi Sunak, che aveva drasticamente abbassato il valore delle licenze per l’esportazione di equipaggiamento militare verso Israele, riducendolo di oltre il 95%. Questo passo sottolinea una crescente distanza diplomatica e la volontà del Regno Unito di assumere una posizione più critica nei confronti delle azioni israeliane a Gaza. La decisione di Starmer arriva in un momento in cui l’opinione pubblica britannica è fortemente critica verso la guerra e la gestione del conflitto da parte di Netanyahu, e rappresenta un tentativo di rispondere alle pressioni interne e di rafforzare la coesione all’interno del Partito Laburista.
Oltre al bando delle armi, Starmer ha riattivato i finanziamenti all’UNRWA, l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, che erano stati sospesi dopo accuse non confermate di coinvolgimento di suoi dipendenti negli attacchi del 7 ottobre. Questa decisione riporta il Regno Unito in linea con la maggior parte della comunità internazionale e segna un ulteriore distacco dalle politiche filo-israeliane che avevano caratterizzato la gestione precedente. Questo cambio di rotta dimostra la volontà di Londra di giocare un ruolo più equilibrato e attivo nel conflitto israelo-palestinese.
Il terzo e più controverso schiaffo politico è l’apertura di Starmer alla possibilità di arrestare Netanyahu qualora il primo ministro israeliano visitasse il Regno Unito. Netanyahu è ricercato per crimini di guerra dal Tribunale Penale Internazionale, e la decisione di Starmer di non ostacolare il mandato d’arresto, come aveva invece suggerito Sunak, rappresenta una presa di posizione decisa contro l’impunità. Questa mossa potrebbe avere significative ripercussioni diplomatiche, non solo nelle relazioni bilaterali tra Regno Unito e Israele, ma anche nel contesto più ampio delle alleanze occidentali.
La politica estera di Starmer, guidata da un triumvirato formato da lui, Lammy e il segretario alla Difesa John Healey, sembra essere orientata verso un realismo pragmatista, mirando a minimizzare i rischi securitari per Londra e a ristabilire il ruolo diplomatico del Regno Unito. La riconfigurazione della politica britannica verso Israele è anche influenzata dalle dinamiche interne del Partito Laburista, dove la posizione pro-Tel Aviv non è dominante e dove è necessario mantenere un delicato equilibrio tra diverse fazioni.
Queste mosse riflettono anche una risposta alla crescente disaffezione verso Netanyahu da parte del Partito Democratico americano, un importante riferimento per il Labour. La critica pubblica alla gestione del conflitto a Gaza e l’esigenza di mantenere l’unità interna del partito sembrano aver spinto Starmer a prendere queste posizioni coraggiose e potenzialmente divisive.
Keir Starmer ha iniziato il suo mandato con una serie di decisioni che hanno sorpreso molti osservatori e hanno avuto un impatto significativo sulla geopolitica del Medio Oriente. La scelta di imporre un bando totale alle esportazioni di armi verso Israele, il ripristino dei finanziamenti all’UNRWA e l’apertura all’arresto di Netanyahu segnano una svolta nella politica estera britannica. Queste mosse non solo rafforzano la posizione del Regno Unito come attore indipendente e influente nel contesto internazionale, ma evidenziano anche l’intenzione di Starmer di utilizzare il potere diplomatico britannico per promuovere la giustizia e la stabilità nella regione. Resta da vedere come queste decisioni influenzeranno la guerra in corso e il futuro delle relazioni tra Regno Unito e Israele.




