di Alberto Galvi –
In Georgia la proposta di legge per reprimere i dissidenti potrebbe compromettere gli sforzi di adesione all’Unione Europea. L’anno scorso il governo ha fatto marcia indietro su un precedente tentativo di approvazione di un disegno di legge simile a causa delle massicce proteste, ma questa volta sembra determinato a farla passare in Parlamento.
La Georgia è un paese ex sovietico e la sua legislazione assomiglia a quella adottata dalla Russia nel 2012. Il progetto di legge obbligherebbe i gruppi non governativi e i media che ricevono più del 20 per cento dei finanziamenti da fonti estere di essere registrati in quanto latori degli interessi di potenze straniere, con l’obbligo quindi di fornire rendiconti finanziari annuali sulle loro attività. Le violazioni comporterebbero multe equivalenti a più di 9mila dollari.
Ci sono tre votazioni sul disegno di legge. La prima bozza del nuovo disegno di legge è stata approvata dai legislatori il 17 aprile. È improbabile che il disegno di legge venga convertito in legge prima della fine di maggio perché i legislatori dovranno probabilmente ignorare il previsto veto del presidente Salome Zourabichvili, fondatore del partito al potere Georgian Dream.
Il progetto di legge ha suscitato aspre critiche da parte dei funzionari dell’Ue e degli Stati Uniti. A dicembre l’Unione Europea ha concesso alla Georgia lo status di candidato, ma è stato fatto notare che il disegno di legge potrebbe far fallire le speranze di Tbilisi di integrazione europea.
Negli ultimi due anni una legislazione simile contro le influenze straniere è stata introdotta dal Kazakistan, dal Kirghizistan, dall’Ungheria, dalla Slovacchia e dalla zona a maggioranza serba della Bosnia, la Republika Srpska.
Il primo ministro Irakli Kobakhidze è uno dei principali sostenitori della legge.




