di Giuseppe Gagliano –
Si è insediato lo scorso 29 dicembre il nuovo presidente della Georgia Mikheil Kavelashvili, aprendo tuttavia un capitolo che si annuncia come delicato nella storia recente del Paese. Ex calciatore con posizioni apertamente critiche verso l’Occidente, Kavelashvili entra in carica in un clima di forte instabilità politica, aggravato da tensioni economiche e crescenti pressioni internazionali. La Georgia si trova così a un bivio: allontanarsi dall’Europa o rilanciare il suo storico percorso di avvicinamento a Bruxelles.
Le elezioni presidenziali di ottobre, vinte dal partito Sogno Georgiano con il 54% dei voti, sono state accolte con scetticismo da molti osservatori internazionali, specialmente quelli occidentali, che hanno evidenziato irregolarità. La presidente uscente, Salomé Zourabichvili, ha apertamente criticato la legittimità del risultato elettorale, sottolineando le profonde divisioni interne al Paese.
A complicare ulteriormente la transizione, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a Bidzina Ivanishvili, ex primo ministro e figura di spicco della politica georgiana. Ivanishvili è accusato di guidare dietro le quinte una strategia volta a orientare la Georgia verso Mosca, mettendo in discussione le ambizioni euro-atlantiche di una parte minoritaria del Paese.
Il congelamento dei negoziati con l’Unione Europea fino al 2028 rappresenta un duro colpo per la Georgia, che comunque resta un paese asiatico. L’accesso al mercato unico europeo e agli investimenti occidentali è cruciale per un’economia che dipende fortemente dal capitale straniero. Questa battuta d’arresto rischia di spingere il Paese sempre più nella sfera d’influenza russa, con ripercussioni dirette su settori strategici come l’energia e la finanza.
Ivanishvili, attraverso il suo gruppo Georgian Capital, controlla già una parte significativa dell’economia nazionale. Le sanzioni americane mirano a indebolire questa influenza, ma potrebbero destabilizzare l’intero sistema economico georgiano. Non a caso, la sospensione delle trattative con Bruxelles ha scatenato proteste di piazza, con oltre 400 arresti. Questo clima di incertezza sta già preoccupando gli investitori stranieri, erodendo la fiducia in un Paese che fino a poco tempo fa era considerato un esempio di stabilità nella regione del Caucaso.
La posizione strategica della Georgia come crocevia energetico tra l’Europa e la regione del Mar Caspio rende questo cambio di rotta particolarmente rilevante. I corridoi che attraversano il Paese, fondamentali per la diversificazione delle fonti energetiche europee, potrebbero essere messi in discussione se Tbilisi scegliesse un allineamento più stretto con Mosca.
Il Corridoio Sud del Gas, progettato per ridurre la dipendenza dell’Europa dal gas russo, rischia di subire ritardi o di essere ridimensionato, complicando ulteriormente la strategia energetica dell’Unione Europea.
Con l’arrivo di Kavelashvili alla presidenza la Georgia affronta una fase di incertezza senza precedenti. Da un lato l’allontanamento dall’Europa e un avvicinamento alla Russia potrebbero rappresentare un cambio di paradigma geopolitico. Dall’altro l’instabilità interna e le proteste popolari suggeriscono che il Paese è tutt’altro che unanime nel sostenere questa direzione.
Per l’occidente (la Nato aveva stabilito l’adesione della Georgia al vertice di Bucarest del 2008 insieme a Moldavia e Ucraina) il compito sarà duplice: mantenere un canale di dialogo con Tbilisi, pur rafforzando il sostegno a chi vede ancora nella Georgia un partner cruciale per la stabilità e la sicurezza energetica dell’Europa.












