di Giuseppe Gagliano –
A seguito del recente incontro del Consiglio Affari esteri dell’Ue, il governo tedesco ha deciso di richiamare il proprio ambasciatore in Georgia, Ernst Peter Fischer, fatto che conferma un deterioramento diplomatico maturato nei mesi precedenti, durante i quali il governo georgiano ha moltiplicato accuse e provocazioni nei confronti di Bruxelles e di singoli rappresentanti diplomatici europei.
Secondo la Reuters, le autorità georgiane hanno accusato ripetutamente l’ambasciatore tedesco di sostenere un “programma radicale” in vista delle elezioni municipali, alimentando un clima di sospetto e contrapposizione. Il richiamo a Berlino ha l’obiettivo di valutare nuove strategie diplomatiche e mostra la crescente preoccupazione europea per la deriva politica di Tbilisi.
Il clima politico interno si è ulteriormente deteriorato dopo le contestate elezioni parlamentari dell’ottobre scorso e la decisione del governo georgiano di sospendere i colloqui per l’adesione all’Ue. Da allora, le autorità hanno adottato una linea sempre più repressiva contro l’opposizione filo-europea e i movimenti civici.
Organizzazioni non governative e osservatori internazionali denunciano arresti arbitrari, intimidazioni e un uso sistematico della forza contro manifestanti pacifici. Gli emendamenti proposti dal partito al potere, Sogno Georgiano, mirano a escludere dalle elezioni parlamentari tutti coloro che vengono considerati “in violazione dei principi costituzionali”, una definizione vaga che rischia di colpire gran parte delle opposizioni. Allo stesso tempo, si prevede un inasprimento delle pene per la protesta di piazza, con reclusione fino a un anno per chi blocca strade o erige barricate.
Le tensioni con Berlino e l’Ue si inseriscono in un contesto politico più ampio in cui Tbilisi si allontana progressivamente dagli standard democratici europei, scegliendo una strategia di chiusura politica e rafforzamento del controllo interno.
La decisione di multare la ministra degli Esteri finlandese Elina Valtonen, colpevole di aver espresso solidarietà ai manifestanti pro-Ue, dimostra il livello di nervosismo del governo georgiano nei confronti delle ingerenze occidentali percepite. L’immagine del Paese sul piano internazionale sta così mutando rapidamente, con un crescente isolamento diplomatico.
La crisi con la Georgia non è solo una questione bilaterale con la Germania: ha implicazioni dirette per la politica di vicinato dell’Ue nel Caucaso. La regione rappresenta una zona strategica per la sicurezza energetica europea e per la gestione delle rotte commerciali e migratorie. Un progressivo distacco di Tbilisi da Bruxelles potrebbe favorire altre potenze regionali, riducendo l’influenza europea e complicando il quadro di sicurezza del Mar Nero.
La radicalizzazione del discorso politico georgiano rischia inoltre di alimentare tensioni interne che potrebbero degenerare in nuove ondate di protesta e repressione.
Il richiamo dell’ambasciatore Fischer non è soltanto un gesto simbolico: è un segnale politico forte che l’Unione Europea invia a Tbilisi. La Georgia, un tempo partner privilegiato nel Partenariato Orientale, si trova ora su un crinale pericoloso tra l’erosione dei suoi legami europei e l’inasprimento autoritario del proprio sistema politico.
La risposta del governo georgiano a questa crisi, cioè apertura al dialogo o ulteriore irrigidimento, determinerà non solo la sua posizione internazionale, ma anche la tenuta interna delle sue istituzioni democratiche. In gioco non c’è solo una relazione bilaterale, ma l’equilibrio geopolitico di un’intera regione.












