di Giuseppe Gagliano –

La Germania ha avviato la produzione in serie di cinquemila velivoli d’attacco senza pilota a lungo raggio destinati all’Ucraina. La commessa, finanziata dal governo tedesco per un valore vicino ai 300 milioni di euro, coinvolge Auterion e l’impresa ucraina Airlogix. I primi esemplari sarebbero già stati completati negli stabilimenti di Monaco, mentre la consegna dell’intero ordine dovrebbe concludersi entro la metà del 2027.

Il programma segna un ulteriore passaggio nella politica tedesca di sostegno a Kiev. Non si tratta più soltanto di trasferire armamenti disponibili nei depositi, ma di finanziare una capacità produttiva destinata a garantire forniture continuative nel tempo.

La caratteristica principale dei nuovi sistemi è l’impiego di tecnologie autonome per operare anche in presenza delle contromisure elettroniche russe. Uno dei principali problemi dei velivoli senza pilota convenzionali è infatti la dipendenza dalla navigazione satellitare e dai collegamenti radio con gli operatori, che possono essere disturbati o interrotti.

L’elaborazione a bordo dovrebbe permettere agli apparecchi di riconoscere elementi del terreno, correggere la rotta e proseguire la missione anche quando le comunicazioni risultano degradate. Questa capacità non elimina la vulnerabilità alla difesa aerea e alla guerra elettronica, ma può ridurre l’efficacia di alcune forme di disturbo.

Dal punto di vista operativo, la disponibilità di migliaia di sistemi consentirebbe all’Ucraina di aumentare la frequenza degli attacchi contro infrastrutture militari e logistiche lontane dalla linea del fronte. Depositi di munizioni, aeroporti, nodi ferroviari, centri di comando e infrastrutture energetiche possono rientrare tra gli obiettivi, nei limiti stabiliti dalle caratteristiche tecniche dei sistemi e dalle eventuali condizioni imposte dal Paese finanziatore.

Il vantaggio deriva soprattutto dalla quantità. L’impiego simultaneo di numerosi apparecchi può aumentare la pressione sulle difese aeree russe, costringendo Mosca a distribuire radar e sistemi antiaerei su un territorio estremamente vasto.

Esiste inoltre un problema di rapporto tra costi offensivi e difensivi. Un velivolo relativamente economico può obbligare il difensore a impiegare intercettori dal valore molto superiore, anche se nella pratica le forze russe dispongono di diversi strumenti, dall’artiglieria antiaerea alla guerra elettronica, per evitare di utilizzare missili costosi contro ogni bersaglio.

Il valore medio teorico della commessa è nell’ordine dei 60mila euro per unità, anche se dividere semplicemente l’importo complessivo per il numero degli apparecchi può essere fuorviante. Il contratto può infatti comprendere sistemi di controllo, software, addestramento, assistenza tecnica, manutenzione e aggiornamenti.

Il programma riflette comunque la crescente importanza di armamenti relativamente economici, prodotti rapidamente e modificabili sulla base dell’esperienza operativa. La guerra in Ucraina ha mostrato quanto la capacità di adattare continuamente hardware e software sia diventata importante quanto le prestazioni iniziali di un sistema.

La collaborazione con Airlogix consente inoltre di integrare l’esperienza maturata direttamente sul campo di battaglia con le capacità finanziarie e industriali disponibili in Germania. Kiev fornisce conoscenze operative sviluppate durante anni di guerra, mentre la produzione europea permette di aumentare quantità e continuità delle forniture.

Questo modello potrebbe avere conseguenze che superano il conflitto ucraino. Le tecnologie sviluppate attraverso programmi congiunti possono essere successivamente integrate nelle forze armate europee, contribuendo alla nascita di una nuova filiera industriale nel settore dei sistemi autonomi.

Il contratto da 300 milioni di euro rappresenta infatti soltanto una componente della trasformazione dell’industria europea della difesa. La domanda si sta spostando verso sensori, elettronica, motori leggeri, sistemi di comunicazione e programmi capaci di reagire rapidamente alle contromisure avversarie.

La crescita del settore può generare investimenti e occupazione qualificata, ma pone contemporaneamente il problema della catena di approvvigionamento. Molti componenti elettronici utilizzati nei velivoli senza pilota continuano a dipendere da produzioni asiatiche.

L’autonomia strategica europea richiede quindi non soltanto capacità di assemblaggio, ma anche maggiore controllo sulla produzione di semiconduttori, sensori, sistemi ottici, motori e altre componenti essenziali.

Produrre sul territorio tedesco offre inoltre un vantaggio evidente rispetto agli impianti situati in Ucraina, periodicamente colpiti dalle forze russe. Un attacco militare contro uno stabilimento in Germania avrebbe conseguenze completamente diverse perché coinvolgerebbe direttamente il territorio di un Paese della Nato.

Ciò non esclude altre forme di pressione. Le industrie della difesa europee devono confrontarsi con rischi legati ad attacchi informatici, sabotaggi, spionaggio industriale e vulnerabilità delle catene di fornitura.

Sul piano politico, la commessa aumenta il coinvolgimento tedesco nel sostegno alle capacità offensive ucraine. La questione diventerebbe ancora più delicata qualora i sistemi fossero utilizzati contro obiettivi situati in profondità nel territorio russo.

Mosca potrebbe interpretare tali operazioni come un ulteriore coinvolgimento occidentale nella guerra, mentre Berlino può sostenere che la responsabilità dell’impiego operativo degli armamenti trasferiti appartiene alle forze ucraine.

Un elemento determinante sarà quindi rappresentato dalle eventuali limitazioni concordate sull’utilizzo dei sistemi e dal grado di partecipazione tedesca alla pianificazione delle missioni. Finanziamento e produzione non equivalgono infatti automaticamente a un coinvolgimento nella selezione degli obiettivi.

La commessa conferma comunque il cambiamento della politica industriale tedesca nel settore della difesa. Berlino sta aumentando la propria capacità produttiva e, insieme agli altri principali sostenitori europei di Kiev, contribuisce alla costruzione di un apparato in grado di garantire forniture militari per un periodo prolungato.

Cinquemila velivoli senza pilota non possono determinare da soli l’esito del conflitto. Possono però aumentare la pressione sulle infrastrutture russe, costringere Mosca a distribuire maggiormente le proprie difese e offrire all’Ucraina una capacità d’attacco più ampia e meno dipendente dai costosi missili occidentali.

Il significato strategico del programma risiede soprattutto nella sua dimensione industriale. La Germania non finanzia soltanto una nuova fornitura, ma investe in una capacità produttiva europea destinata a sostenere Kiev nel tempo e, contemporaneamente, ad accelerare l’adattamento dell’industria militare continentale alle caratteristiche della guerra contemporanea.