Germania. Commerzbank e la guerra economica contro l’Italia

di Marco Pugliese * –

La mano nascosta dietro Commerzbank: è guerra economica contro l’Italia.
Dietro le quinte della finanza tedesca si gioca una partita di potere senza esclusione di colpi. Commerzbank ha appena messo sul tavolo la sua ultima mossa difensiva: un piano drastico di 3.900 licenziamenti entro il 2028, concentrati nel cuore della Germania, per resistere all’offensiva di UniCredit, il colosso italiano che ha già accantonato il 28% del capitale e punta alla conquista totale.
Tagli selettivi, espansione all’estero: mentre in Germania si sfoltisce, altrove si assume. La controllata polacca mBank e nuove operazioni internazionali permettono a Commerzbank di mantenere un organico di 36.700 dipendenti, mentre la CEO Bettina Orlopp scommette tutto su digitalizzazione e razionalizzazione operativa, con l’obiettivo di 4,2 miliardi di utile netto.

Il muro tedesco: protezionismo mascherato.
Ma il vero gioco sporco avviene in patria. Il governo tedesco non sta difendendo Commerzbank, la sta blindando. L’operazione UniCredit è stata immediatamente bollata come “non amichevole”, e mentre i sindacati parlano di difesa dell’occupazione, il governo Scholz ha già tracciato una linea rossa.

Le acquisizioni ostili non hanno posto nel sistema bancario tedesco.
Questo non è solo protezionismo. È controllo strategico del mercato. Quando il gioco si fa globale, Berlino cambia le regole, soffocando ogni concorrenza esterna con un’interferenza politica che non avrebbe spazio in un mercato realmente libero.

Un passato di sabotaggi “made in Germany”.
Chi segue i mercati sa che questa non è una novità. La Germania ha una lunga tradizione di protezionismo finanziario:
– caso Deutsche Börse – LSE (2017): il governo tedesco bloccò la fusione con la Borsa di Londra per evitare di perdere il controllo sul proprio hub finanziario;
– affare Kuka (2016): quando la cinese Midea cercò di acquisire il colosso della robotica, Berlino scattò immediatamente con una revisione della normativa sugli investimenti esteri;
– settore bancario: tutte le operazioni di fusione o acquisizione di banche tedesche hanno sempre incontrato resistenze politiche, con un occhio di riguardo per i giganti nazionali.

Commerzbank è solo una pedina in un gioco più grande.
La Germania sta proteggendo Commerzbank non perché sia un asset strategico, ma perché rappresenta un precedente pericoloso: se cade sotto il controllo di UniCredit, si apre un varco in cui altri attori internazionali potrebbero entrare nel mercato tedesco.
Questa non è una battaglia economica, ma una guerra finanziaria. L’Europa si dice unita, ma quando si parla di capitali, ogni nazione gioca la propria partita.
Berlino continuerà a manipolare il mercato senza conseguenze? I mercati non perdonano, e la finanza sa che chi tenta di congelare il cambiamento è destinato a perdere.

* Articolo in mediapartnership con Nuovo Giornale Nazionale.