di Giuseppe Gagliano –
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha annunciato la sospensione delle esportazioni di armi verso Israele, che potrebbero essere utilizzate nella Striscia di Gaza. È la presa di posizione più netta di Berlino dall’inizio della guerra, e segna un punto di svolta nella politica di sostegno militare a Israele. Pur riaffermando il diritto di Israele all’autodifesa e la necessità di disarmare Hamas, Merz ha messo in dubbio la coerenza tra gli obiettivi dichiarati, ovvero liberare gli ostaggi e smantellare le capacità militari di Hamas, e l’intensificazione delle operazioni.
Il blocco riguarda le nuove autorizzazioni e potenzialmente anche le consegne derivanti da contratti già approvati, se il materiale potesse essere impiegato a Gaza. Restano esclusi sistemi considerati estranei all’offensiva nella Striscia, come alcune componenti navali o di difesa missilistica. Il messaggio è chiaro: Berlino non intende fornire strumenti che possano alimentare ulteriormente il conflitto urbano e aggravare la crisi umanitaria.
La decisione arriva dopo settimane di dibattito interno, alimentato dalle immagini di devastazione a Gaza, dall’aumento delle vittime civili e dalle denunce di ostacoli all’ingresso degli aiuti. In un Paese con un rapporto storico e morale particolare con Israele, il cambio di linea riflette il peso crescente delle istanze umanitarie e la pressione di settori politici e sociali che chiedono un uso più responsabile dell’export militare.
Tra il 2019 e il 2023 la Germania ha fornito circa il 30% delle importazioni di armi di Israele, seconda solo agli Stati Uniti. Nel solo periodo compreso tra l’inizio della guerra e maggio 2025, le licenze approvate ammontavano a 485 milioni di euro. Berlino è dunque un partner chiave non solo politico, ma anche industriale. Limitare le forniture ha un impatto concreto sulle capacità operative israeliane, soprattutto in un momento in cui il governo Netanyahu ha annunciato piani di ampliamento della campagna militare.
La mossa di Merz allinea Berlino alla posizione di altri partner occidentali che chiedono una riduzione dell’offensiva e un maggiore accesso agli aiuti. Allo stesso tempo, lancia un avvertimento a Israele sulla questione più ampia dell’annessione della Cisgiordania, segnalando che Berlino sta monitorando ogni passo che possa compromettere una soluzione politica di lungo termine.
La Germania cerca di mantenere una linea di equilibrio: difendere la sicurezza di Israele ma anche salvaguardare il diritto internazionale e i principi umanitari. In questo senso, la sospensione delle forniture a rischio non è una rottura, ma un avvertimento politico. Israele resta un alleato strategico, ma non potrà contare su un sostegno militare incondizionato se la guerra a Gaza continuerà a svilupparsi su binari che aggravano la crisi umanitaria e isolano il Paese sul piano internazionale.
In ordine, i principali fornitori di armi a Israele sono Stati Uniti, Germania e Italia.












