di Giovanni Caruselli

Inutile ripetere espressioni di dolore e di tristezza per quanto avvenuto a Magdeburgo. Di fronte ad atti di questo genere siamo, e probabilmente saremo, disarmati costantemente. Il responsabile era stato segnalato più volte per comportamenti che dovevano apparire sospetti. Ma, mettendoci nei panni delle forze dell’ordine e della magistratura tedesca, ci chiediamo: che cosa si poteva fare? Arrestarlo, processarlo e metterlo in galera per qualche anno? Non aveva commesso crimini che potevano giustificare pene più severe, non era in contatto con gruppi terroristici, anzi si dichiarava ostile agli islamisti e affermava di amare la Germania. Si sentiva discriminato e oggetto di ingiustizie causate dalla sua “razza” (le virgolette sono obbligatorie in questo caso). Dicono fosse integrato, ma probabilmente era soprattutto uno squilibrato, e sembra ormai più che credibile che questa sia la causa del suo orribile gesto.

Molto meno lo è stato il comportamento di alcuni personaggi che a pochi metri dal Mercatino di Natale festeggiavano l’attentato. Ovviamente sono stati arrestati dalla polizia e probabilmente saranno giudicati da un tribunale. Ma il problema è: quanti, pur non festeggiando in maniera così assurdamente esplicita il crimine, approvano o non disapprovano completamente, atti di terrorismo basati su presunte motivazioni di carattere politico o religioso? Chi sono, quanti sono, come riconoscerli, come punirli? Questo probabilmente pensano i tedeschi che in questi giorni di festa frequenteranno i tradizionali mercatini del loro Paese? Le autorità invitano a considerare l’accaduto come una disgrazia e certamente si farà quello che si può fare per vigilare meglio sui cittadini. Ma è inevitabile che il consenso popolare nei confronti dei partiti politici moderati ne soffra ogni giorno di più.

Ciò perché il punto non è tanto che si sia messi davanti a qualcuno che non esita a provocare una strage, piuttosto è inaccettabile l’idea di dover convivere con chi, pur non partecipandovi, è capace di approvarla nel segreto della sua coscienza. Si tratta di una minaccia sconosciuta fino a qualche decennio addietro e non si può pretendere che venga accettata a cuor leggero.

L’Europa paladina dell’accoglienza deve fare i conti con una minoranza che diffonde il terrore nella maggioranza. Si tratta di chiudere l’autostrada verso il potere che si apre davanti ai partiti politici che promettono misure drastiche, espulsioni di massa e altri provvedimenti che collidono con il rispetto che si deve al singolo individuo. Dal momento che il principio della responsabilità personale e il rifiuto delle condanne collettive sono fra i fondamenti del diritto civile e penale.

L’Unione Europea balbetta rimedi improbabili, o comunque insufficienti, e aggiunge questa debolezza all’altra di carattere storico di non essere più il centro del mondo. È vero che l’Europa incomincia a sentirsi come una fortezza assediata, ma è assediata dalla paura che fra i milioni di onesti lavoratori immigrati, si nascondano centinaia di terroristi di cui casualmente si può cadere vittima. Difendersi dai russi, dall’economia che versa in una crisi non congiunturale ma di lunga durata, e dagli attacchi terroristici, non sarà facile.