di Giuseppe Gagliano –

La Germania accelera sul riarmo mentre la sua economia rallenta, aprendo una fase nuova e carica di tensioni per l’intero continente. Il governo guidato da Friedrich Merz punta a rafforzare la Bundeswehr fino a farne l’esercito convenzionale più potente d’Europa, ma lo fa in un contesto di crescita debole, inflazione in aumento e conti pubblici sotto pressione. Le previsioni economiche segnalano un rallentamento netto: il Pil 2026 è stimato allo 0,5%, mentre l’inflazione sale al 2,7%. La combinazione tra minore crescita e maggiore spesa militare mette in discussione il modello tedesco fondato su export, energia a basso costo e sicurezza garantita dagli Stati Uniti.

Per decenni Berlino ha beneficiato di gas russo economico, mercati globali aperti e protezione americana. Oggi questi tre pilastri vacillano. La guerra in Ucraina ha interrotto il legame energetico con Mosca, le tensioni commerciali globali frenano l’export e Washington chiede agli europei di sostenere più costi per la difesa. In questo scenario la Germania perde la sua formula di successo e si trova costretta a ridefinire le proprie priorità.

Il riarmo nasce dall’esigenza di superare la soglia del 2% del Pil in spesa militare, ma rappresenta una trasformazione più profonda. Ogni investimento nella difesa sottrae risorse a welfare, infrastrutture e transizione energetica, mentre il deficit federale rischia di raggiungere livelli elevati. La storica disciplina fiscale tedesca lascia spazio a una politica di debito e sacrifici giustificata dalla sicurezza.

Allo stesso tempo la spesa militare viene vista anche come leva industriale. Investire nella difesa significa sostenere settori chiave come acciaio, elettronica e tecnologie avanzate. Tuttavia questa scelta cambia la natura della potenza tedesca, spostandola da motore economico civile a protagonista di un’economia sempre più legata alla sicurezza e alla produzione militare.

La svolta ha implicazioni anche strategiche. Una Germania militarmente più forte può contribuire alla deterrenza europea e al rafforzamento della Nato, ma solleva interrogativi sul ruolo politico di Berlino e sugli equilibri interni all’Unione Europea. Il riarmo, infatti, non è mai neutrale: ridefinisce interessi, priorità e rapporti di forza.

Restano poi le preoccupazioni legate alla stabilità politica interna. La crescita dell’estrema destra e i precedenti scandali nella Bundeswehr impongono un controllo democratico rigoroso su un apparato militare in espansione. La storia europea rende inevitabile un’attenzione particolare a ogni rafforzamento militare tedesco.

Il cambiamento in atto riflette una trasformazione più ampia: la sicurezza diventa il nuovo motore dell’economia. La Germania passa da un modello basato sulla prosperità e sulla moderazione militare a uno fondato su difesa, debito e produzione strategica.

Il riarmo tedesco non è solo una scelta nazionale ma un passaggio cruciale per l’Europa. Da come Berlino userà questa nuova forza dipenderà l’equilibrio tra integrazione e frammentazione del continente. La vera questione non è quanto la Germania spenderà in armi, ma quale ruolo assumerà nel futuro europeo.