di Giuseppe Gagliano –
La visita in Cina della ministra tedesca dell’Economia e dell’Energia, Katherina Reiche, accompagnata dai vertici di grandi gruppi industriali come BASF, Siemens Energy e Thyssenkrupp, evidenzia il crescente divario tra le esigenze dell’economia reale e l’approccio sempre più prudente dell’Unione Europea nei confronti di Pechino. Per molte aziende tedesche, infatti, il mercato cinese resta fondamentale per mantenere competitività, innovazione e accesso alle principali catene globali del valore.
Mentre Bruxelles insiste sulla necessità di ridurre i rischi derivanti dalla dipendenza economica dalla Cina, le imprese tedesche continuano a considerare il gigante asiatico un partner indispensabile. La presenza di una vasta delegazione industriale a Pechino dimostra come il mondo produttivo guardi soprattutto alle opportunità offerte da uno dei mercati più grandi e dinamici del pianeta.
Uno dei principali punti di scontro riguarda il ruolo dello Stato nell’economia. L’Unione Europea accusa la Cina di sostenere le proprie industrie attraverso sussidi e politiche industriali aggressive. Tuttavia, negli ultimi anni anche Europa e Stati Uniti hanno adottato strategie simili per favorire settori considerati strategici, dai semiconduttori alle tecnologie verdi, alimentando un dibattito sempre più acceso sulla concorrenza globale.
Per decenni la Germania ha costruito la propria forza economica grazie alle esportazioni. Oggi, però, la crescente competitività cinese nei settori ad alto valore aggiunto, dalle auto elettriche alle batterie fino alle tecnologie avanzate, viene percepita come una sfida diretta al modello industriale europeo. La questione non riguarda soltanto il commercio, ma il nuovo equilibrio di potere nell’economia mondiale.
La Germania deve inoltre affrontare problemi interni che hanno ridotto la sua competitività, tra cui gli elevati costi energetici, la crisi dell’automotive tradizionale, la frammentazione del mercato europeo e il rallentamento degli investimenti. In questo contesto, attribuire tutte le difficoltà alla concorrenza cinese appare una spiegazione parziale.
Sempre più multinazionali tedesche stanno adottando una strategia definita “in Cina, per la Cina”, localizzando ricerca, sviluppo e produzione direttamente nel mercato cinese. Questa scelta consente di restare vicini a uno degli ecosistemi industriali più dinamici del mondo, ma alimenta anche il timore che l’Europa possa perdere progressivamente capacità tecnologica e innovativa.
Berlino si trova così stretta tra le pressioni degli Stati Uniti, la linea prudente di Bruxelles e gli interessi delle proprie imprese. La visita a Pechino mostra che, almeno nel breve periodo, la Germania non può permettersi una rottura con la Cina e continua a privilegiare un approccio pragmatico fondato sugli interessi economici.
La missione guidata da Katherina Reiche conferma infine che le relazioni tra Europa e Cina resteranno uno dei principali terreni di confronto del prossimo decennio. La sfida per Bruxelles sarà trovare un equilibrio tra tutela delle filiere strategiche, competitività industriale e necessità di mantenere aperti i rapporti con una potenza che continua a essere centrale per l’economia globale.




