di Giuseppe Gagliano –
Il vertice intergovernativo italo-tedesco del 23 gennaio a Roma non è stato un semplice rituale diplomatico, ma un tentativo di ridefinire il baricentro politico dell’Unione Europea. Giorgia Meloni e Friedrich Merz hanno messo sul tavolo un’idea chiara: l’Europa deve smettere di essere un mercato regolato e diventare un attore strategico capace di competere, difendersi e decidere in autonomia. La posta in gioco è il ruolo dell’UE in un mondo segnato dal ritorno della potenza, dalla pressione americana e dall’ascesa cinese.
Il cuore dell’intesa riguarda la competitività industriale e, in particolare, il settore automobilistico e le filiere ad alta intensità energetica. Italia e Germania puntano a una “transizione competitiva” verso la decarbonizzazione, rivendicando la neutralità tecnologica e rifiutando una conversione forzata esclusivamente all’elettrico, terreno sul quale la Cina gode di un vantaggio strutturale.
Dal punto di vista geoeconomico, l’asse Roma-Berlino segnala la volontà di difendere la base produttiva europea, ridurre la dipendenza tecnologica esterna e rafforzare le catene del valore continentali. È una risposta implicita alla doppia pressione di Washington, che difende i propri interessi industriali, e di Pechino, che avanza con politiche aggressive di sussidio e penetrazione di mercato.
Sul piano strategico-militare, il vertice ha rafforzato l’impegno per la deterrenza NATO e la prontezza difensiva europea. Centrale è il rilancio del Centro europeo di eccellenza per la lotta alle minacce ibride e il potenziamento delle capacità di intelligence dell’UE, in particolare della cellula di fusione dell’EU INTCEN.
Il messaggio è chiaro: la sicurezza europea non può dipendere esclusivamente dall’ombrello americano, soprattutto in una fase in cui l’amministrazione Trump mostra crescente diffidenza verso le architetture multilaterali. La cooperazione su cyber, resilienza informativa e comunicazione strategica riflette la consapevolezza che le guerre contemporanee si combattono tanto sul piano cognitivo quanto su quello militare.
Italia e Germania hanno inserito l’Africa al centro della loro visione strategica, intrecciando il Piano Mattei italiano con le nuove linee guida tedesche. Tecnologia, energia, infrastrutture, sanità e istruzione diventano strumenti di stabilizzazione, ma anche leve di influenza geopolitica.
La migrazione è trattata come questione di sicurezza e di potere: partenariati con i Paesi di origine e transito, rafforzamento delle frontiere esterne e rimpatri più efficaci. L’obiettivo non è solo umanitario, ma strategico: ridurre la vulnerabilità interna dell’UE e accrescere la propria capacità negoziale nel Mediterraneo e in Africa.
Meloni e Merz si muovono lungo una linea pragmatica nei confronti degli Stati Uniti. Difendono il legame transatlantico, ma cercano di evitare uno scontro diretto con Trump, preferendo una strategia di contenimento e dialogo. Il rifiuto del Board of Peace, motivato da vincoli costituzionali, appare come un compromesso: non rompere con Washington, senza però accettare un assetto di governance squilibrato.
Geopoliticamente, Roma e Berlino tentano di posizionarsi come interlocutori affidabili per gli USA, ma anche come promotori di una maggiore autonomia europea, in particolare su Ucraina, Gaza, energia e sanzioni contro la Russia.
Uno degli elementi più significativi è il progressivo allontanamento dell’asse franco-tedesco tradizionale. La convergenza tra Merz e Meloni nasce anche da frizioni con Parigi, su Mercosur, industria della difesa e postura verso Washington.
L’Italia emerge come partner pragmatico, meno ideologico e più orientato al compromesso operativo. Tuttavia, restano divergenze strutturali: finanza pubblica, spesa per la difesa e uso dei beni russi congelati potrebbero riaprire fratture tra Roma e Berlino.
Sul piano economico, l’intesa punta a rafforzare l’autonomia industriale europea e a contrastare la marginalizzazione tecnologica. Sul piano militare, si intravede un tentativo di costruire un pilastro europeo più credibile all’interno della NATO. Sul piano geopolitico, l’asse italo-tedesco ambisce a diventare un nuovo centro di gravità dell’UE, capace di bilanciare Francia e Stati Uniti, senza rompere con nessuno dei due.
In definitiva, il vertice Meloni-Merz non segna ancora una svolta definitiva, ma indica una direzione: un’Europa meno dipendente, più competitiva e più consapevole del fatto che, nel mondo che si sta delineando, chi non esercita potere rischia di subirlo.












