di Giuseppe Gagliano

Il nuovo premier giapponese Shigeru Ishiba ha lanciato la proposta della creazione di una “NATO asiatica”, la quale si inserisce in un contesto geopolitico complesso in cui il Giappone cerca di rafforzare la propria posizione di sicurezza nella regione asiatica. Tuttavia la reazione negativa da parte di potenze come Stati Uniti e India evidenzia i limiti di una tale iniziativa in un contesto regionale frammentato e caratterizzato da alleanze non vincolanti come il Quad. La creazione di un’alleanza militare formale sul modello della NATO appare prematura, poiché manca il consenso necessario tra i principali attori regionali, e si teme che una mossa del genere possa aumentare le tensioni con la Cina, percepita come l’obiettivo non dichiarato di questa proposta.

La riluttanza di Washington e Nuova Delhi a impegnarsi in obblighi di difesa reciproca in Asia, a differenza del loro impegno in altre alleanze, riflette la complessità degli equilibri strategici nella regione. Inoltre il rischio di un’escalation militare con Pechino, che potrebbe interpretare la creazione di una NATO asiatica come una minaccia diretta ai propri interessi, rappresenta un ulteriore ostacolo. In un contesto di crescente competizione tra Cina e Stati Uniti, le potenze asiatiche preferiscono mantenere relazioni bilaterali flessibili che non implichino obblighi formali di intervento. Questa dinamica geopolitica si manifesta anche nella risposta del Giappone, che ha deciso di non insistere pubblicamente sulla proposta di Ishiba, preferendo concentrarsi sul consolidamento delle alleanze esistenti, come quelle con gli Stati Uniti e i Paesi del Quad. Nonostante il Giappone abbia l’interesse a rafforzare la sicurezza regionale contro la minaccia percepita della Cina, la creazione di una NATO asiatica sembra improbabile senza un cambiamento sostanziale nelle priorità strategiche degli Stati coinvolti.