Giappone. Tokyo guarda a est: l’Asia centrale entra nel radar strategico di Takaichi

di Giuseppe Gagliano –

Il vertice di Tokyo tra il Giappone e i cinque Paesi dell’Asia centrale segna un passaggio politico tutt’altro che rituale. Per la prima volta, il formato “Asia centrale + Giappone” viene elevato al livello dei capi di Stato, trasformando un dialogo finora tecnico-diplomatico in uno strumento esplicito di proiezione strategica. La scelta del momento non è casuale: nel grande gioco euroasiatico, la regione compresa tra Caspio e Tian Shan è tornata a essere un nodo decisivo.
Nelle parole della premier Sanae Takaichi, l’Asia centrale appare come ciò che oggi realmente è: uno spazio cerniera tra Europa e Asia, ricco di risorse, attraversato da corridoi logistici e sempre più corteggiato dalle grandi potenze. La geografia, che per decenni aveva condannato questi Paesi alla marginalità, diventa ora una leva di potere. Il vertice di Tokyo riconosce formalmente questa centralità e tenta di incanalarla in un rapporto strutturato con il Giappone.
Trasporti, decarbonizzazione, scambi umani: la triade indicata nella dichiarazione finale fotografa bene le priorità giapponesi. Sostenere lo sviluppo delle infrastrutture significa inserirsi nella competizione sui corridoi euroasiatici, in particolare sulla rotta transcaspica, alternativa sia ai percorsi controllati dalla Russia sia a quelli dominati dalla Cina. La cooperazione verde, invece, risponde a un doppio obiettivo: aiutare la transizione energetica regionale e garantire a Tokyo accesso a tecnologie, progetti e materie prime critiche.
Il lancio dell’iniziativa CA+JAD Tokyo, con un obiettivo dichiarato di quasi 18 miliardi di euro in progetti nei prossimi cinque anni, segna il salto di scala. Verde e resilienza, connettività, capitale umano: sono le parole-chiave di un approccio che punta a differenziarsi dalle grandi iniziative infrastrutturali di altri attori, privilegiando qualità, sostenibilità e trasferimento di competenze. È una diplomazia economica che non cerca lo scontro frontale, ma l’incastro intelligente.
Il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev ha colto l’occasione per spingere su una maggiore istituzionalizzazione del formato, proponendo vertici biennali e una strategia comune fino al 2040. La sua agenda è chiaramente economica: fondi infrastrutturali, parchi tecnologici, hub digitali e cooperazione sull’intelligenza artificiale. L’Uzbekistan si propone come baricentro regionale, offrendo a Tokyo un partner stabile e ambizioso.
Dal canto suo, Kassym-Jomart Tokayev ha ribadito il ruolo del Kazakistan come dorsale dei traffici terrestri tra Asia ed Europa. Oltre l’80 per cento delle merci via terra passa dal suo territorio: un dato che trasforma la logistica in strumento di politica estera. L’interesse giapponese per il porto di Aktau e per il Corridoio Transcaspico si inserisce qui, così come la cooperazione nel nucleare civile, nelle terre rare e nelle tecnologie minerarie avanzate.
Per Tokyo, l’Asia centrale rappresenta una scommessa di lungo periodo: diversificare le catene di approvvigionamento, ridurre la dipendenza da fornitori instabili e rafforzare una presenza politica in una regione contesa. Per i Paesi centroasiatici, il Giappone è un partner prezioso perché percepito come meno invasivo e più prevedibile rispetto ad altri grandi attori.
La firma di oltre 150 documenti e il coinvolgimento diretto del settore privato indicano che non si tratta solo di dichiarazioni di principio. Se le promesse si tradurranno in cantieri, hub tecnologici e corridoi funzionanti, il vertice di Tokyo potrà essere ricordato come l’inizio di una nuova geometria asiatica. In caso contrario, resterà l’ennesimo tentativo di inserirsi in una partita sempre più affollata. Ma il fatto stesso che il Giappone abbia deciso di giocarla dice molto sul peso crescente dell’Asia centrale nel mondo che viene.