di Vanessa Tomassini –
Sulla prima pagina del calendario del nuovo anno cade la Giornata Mondiale della Pace. Durante l’Angelus in Piazza San Pietro il pontefice ha rivolto le sue preghiere a Maria, Santissima madre di Dio: “Maria intercede, come a Cana, consapevole che in quanto madre può, anzi, deve far presente al Figlio i bisogni degli uomini, specialmente i più deboli e disagiati. E proprio a queste persone è dedicato il tema della Giornata Mondiale della Pace che oggi celebriamo: Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”. “Desidero, ancora una volta – ha aggiunto – farmi voce di questi nostri fratelli e sorelle che invocano per il loro futuro un orizzonte di pace. Per questa pace, che è diritto di tutti, molti di loro sono disposti a rischiare la vita in un viaggio che in gran parte dei casi è lungo e pericoloso; sono disposti ad affrontare fatiche e sofferenze “.
Rivolgendosi al mondo Papa Francesco ha fatto appello alle istituzioni civili e alla comunità internazionale dicendo: “Per favore, non spegniamo la speranza nel loro cuore; non soffochiamo le loro aspettative di pace! È importante che da parte di tutti ci sia l’impegno per assicurare ai rifugiati, ai migranti, a tutti un avvenire di pace”. Nel suo messaggio per la celebrazione della 51ma Giornata Mondiale della Pace, il Santo Padre ha rivolto a tutte le Nazioni della terra un augurio di pace. “Siamo consapevoli che aprire i nostri cuori alla sofferenza altrui non basta. Ci sarà molto da fare prima che i nostri fratelli e le nostre sorelle possano tornare a vivere in pace in una casa sicura”, ha detto il vescovo di Roma, aggiungendo che “Accogliere l’altro richiede un impegno concreto, una catena di aiuti e di benevolenza, un’attenzione vigilante e comprensiva, la gestione responsabile di nuove situazioni complesse che, a volte, si aggiungono ad altri e numerosi problemi già esistenti, nonché delle risorse che sono sempre limitate”.
Perché così tanti rifugiati e migranti? Papa Francesco ha spiegato che “In vista del Grande Giubileo per i 2000 anni dall’annuncio di pace degli angeli a Betlemme, San Giovanni Paolo II annoverò il crescente numero di profughi tra le conseguenze di una interminabile e orrenda sequela di guerre, di conflitti, di genocidi, di “pulizie etniche”, che avevano segnato il XX secolo. Quello nuovo non ha finora registrato una vera svolta: i conflitti armati e le altre forme di violenza organizzata continuano a provocare spostamenti di popolazione all’interno dei confini nazionali e oltre”. Il Santo Padre ha poi precisato che tuttavia “le persone migrano anche per altre ragioni, prima fra tutte il desiderio di una vita migliore, unito molte volte alla ricerca di lasciarsi alle spalle la disperazione di un futuro impossibile da costruire. Si parte per ricongiungersi alla propria famiglia, per trovare opportunità di lavoro o di istruzione: chi non può godere di questi diritti, non vive in pace. Inoltre, come ho sottolineato nell’Enciclica Laudato si’, è tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale. La maggioranza migra seguendo un percorso regolare, mentre alcuni prendono altre strade, soprattutto a causa della disperazione, quando la patria non offre loro sicurezza né opportunità, e ogni via legale pare impraticabile, bloccata o troppo lenta”. Il Papa ha invitato tutti a guardare i migranti con uno sguardo contemplativo, perché questi uomini e donne in cerca di speranza “non arrivano a mani vuote: portano un carico di coraggio, capacità, energie e aspirazioni, oltre ai tesori delle loro culture native, e in questo modo arricchiscono la vita delle nazioni che li accolgono”. Proponendo una strategia vincente per la pace, fatta di 4 azioni: accogliere, proteggere, promuovere e integrare, Francesco, ha auspicato due patti internazionali: “uno per migrazioni sicure, ordinate e regolari, l’altro riguardo ai rifugiati. Come accordi condivisi a livello globale, questi patti rappresenteranno un quadro di riferimento per proposte politiche e misure pratiche. Per questo è importante che siano ispirati da compassione, lungimiranza e coraggio, in modo da cogliere ogni occasione per far avanzare la costruzione della pace: solo così il necessario realismo della politica internazionale non diventerà una resa al cinismo e alla globalizzazione dell’indifferenza”.




