di Enrico Oliari –
Si è trasformato in un vero e proprio golpe militare, con tanto di deposizione del presidente Amadou Toumani Touré, quello che fino a poco fa era il mal contento dell’esercito nei confronti del governo centrale, il quale, stando a quanto sostenevano i golpisti, non forniva loro gli armamenti e gli equipaggiamenti adatti per sconfiggere i ribelli touareg del nord.
A dare l’annuncio attraverso le tv e le radio conquistate è stato per primo il tenente Amadou Konare, identificatosi come uno dei responsabili del “Comitato per la ricostituzione della democrazia e per la restaurazione dello Stato”. Nel frattempo i militari golpisti hanno attaccato il palazzo presidenziale, arrestando il presidente (dato in un primo momento in fuga), il ministro degli Esteri Boubeye Maiga e quello degli Interni Kafouhouna Koné.
E’ scappato, per non essere linciato, il ministro della Difesa Sadio Gassama, il quale era andato incontro ai militari che protestavano facendo promesse che, a quanto si è visto, hanno fornito il risultato opposto.
La rivolta dei touareg, che in Mali sono circa 500mila su neanche 15 milioni di abitanti, è scoppiata circa un anno fa ed è guidata dal Fronte di liberazione nazionale dell’Azawad: si tratta di un gruppo composito al quale partecipano anche studenti universitari, reduci della guerra di Libia e militanti del gruppo jihadista Ansar Din.
Alla base della protesta del nord vi sarebbe un sentimento di discriminazione forse dovuta al fatto i touareg sono una popolazione nomade, distribuita, oltre che in Mali, anche in Nigeria, Burkina Faso, Algeria e Libia.I touareg hanno messo a segno di recente diverse vittorie nei confronti dell’esercito del Mali, compreso l’abbattimento, nei giorni scorsi, di un aereo drone francese, ed hanno causato decine di migliaia di vittime.
Da qui la protesta dei militari maliani, trasformatasi in golpe ed iniziata con scariche di fucili nella capitale, Bamako e quindi con il controllo dei mezzi di comunicazione e con la conquista del palazzo presidenziale.
A capo del “Comitato Nazionale per la Restaurazione della Democrazia e dello Stato” vi è, al momento, il capitano Amadou Sanogo: egli è apparso in queste ore in tv per invitare i cittadini alla calma ed a ammonire preventivamente eventuali saccheggiatori; ha inoltre dichiarato il coprifuoco, sciolte le istituzioni, sospesa la costituzione e chiuso le frontiere. Ha comunque garantito che l’attività golpista è transitoria e che presto verrà restituito il potere al popolo.
Il mali non è nuovo ai colpi di Stato: ve ne era stato uno nel 1968, che aveva deposto il dittatore marxista Modibo Keita, ed uno militare nel 1991, che aveva sostituito il presidente Moussa Traoré con un governo transitorio e quindi con l’elezione, in seguito, di Alpha Oumar Konare.
“La Francia auspica elezioni al più presto possibile – ha dichiarato il ministro degli Esteri francese Alain Juppé a radio Europe 1, – noi domandiamo il ristabilimento dell’ordine costituzionale ed elezioni, che siano messe in programma per aprile. Bisogna che abbiano luogo al più presto possibile”.
Il Malì è infatti una ex colonia francese, indipendente dal 1960, ed un paese dove Parigi ha ancora molti interessi.Stretto da una morsa di tangibile povertà (PIL (PPA) 15.902 milioni di $ (129º posto), PIL pro capite (PPA) 1.252 $ (2010) (159º posto), ISU (2010) 0,308 (basso) (160º)) e carente di infrastrutture, ospita nel sottosuolo importanti giacimenti di fosfati, oro, uranio, ferro, bauxite, manganese e sale.




