di Giuseppe Gagliano –
Grecia e Israele hanno firmato il 31 agosto a Tel Aviv un accordo da circa 3,035 miliardi di euro per la realizzazione di un sistema nazionale di difesa aerea destinato a proteggere il territorio greco da velivoli, missili da crociera, missili balistici e apparecchi senza pilota.
Il programma, denominato Scudo di Achille, rappresenta il più importante accordo militare concluso tra Atene e Tel Aviv e prevede l’integrazione di sensori, centri di comando e differenti sistemi di intercettazione. La rete dovrebbe comprendere la Fionda di Davide e lo Spyder prodotti da Rafael, il Barak MX e sensori multimpiego dell’industria aerospaziale israeliana. Un’intesa supplementare da 26 milioni di euro riguarda inoltre un sistema per la protezione di infrastrutture strategiche dai velivoli senza pilota.
La piena capacità operativa dovrebbe essere raggiunta entro 35 mesi. Il programma richiederà non soltanto la consegna dei sistemi d’arma, ma anche la loro integrazione con le difese greche esistenti, l’addestramento del personale, la predisposizione della manutenzione e la realizzazione di collegamenti protetti tra radar, centri di comando e intercettori.
Atene presenta l’investimento come una risposta alle trasformazioni della guerra osservate in Ucraina e Medio Oriente. La Grecia ospita inoltre importanti installazioni militari utilizzate dagli Stati Uniti e si trova in una posizione strategica tra Mediterraneo orientale, Balcani e Medio Oriente.
Dietro il rafforzamento della difesa aerea rimane però anche la storica rivalità con la Turchia. Atene e Ankara, entrambe appartenenti alla Nato, continuano a essere divise da questioni riguardanti spazio aereo, confini marittimi, risorse energetiche e Cipro. La crescita dell’industria missilistica e dei velivoli senza pilota turchi costituisce quindi un ulteriore elemento della pianificazione militare greca.
Una rete difensiva multilivello nell’Egeo renderebbe più difficile neutralizzare rapidamente aeroporti, basi, porti e centri di comando greci. Allo stesso tempo, il rafforzamento di Atene potrebbe alimentare una nuova competizione tecnologica e militare con Ankara, spingendo la Turchia a investire ulteriormente in missili, sistemi senza pilota e guerra elettronica.
Per Israele l’accordo rappresenta un importante successo industriale e diplomatico. I sistemi di difesa aerea israeliani hanno acquisito crescente visibilità internazionale grazie al loro impiego operativo e sono diventati una delle principali componenti delle esportazioni militari del Paese.
L’intesa con Atene rafforza inoltre i rapporti di Israele con un membro dell’Unione Europea. Germania e Finlandia hanno già acquistato importanti sistemi israeliani, mentre la Grecia punta alla realizzazione di una rete nazionale integrata, creando un rapporto tecnologico destinato a proseguire per molti anni attraverso manutenzione, aggiornamenti e nuove forniture.
Il governo greco prevede che almeno il 25 per cento del valore del programma, pari a circa 750 milioni di euro, coinvolga diciannove imprese nazionali. La partecipazione potrebbe favorire occupazione qualificata e acquisizione di nuove competenze, anche se le tecnologie principali continueranno a dipendere dalle società israeliane.
L’investimento rientra nel più ampio programma di modernizzazione delle Forze armate greche. Atene ha programmato circa 28 miliardi di euro di spesa entro il 2036, comprendendo lo Scudo di Achille, l’acquisizione degli F 35 statunitensi, nuove fregate, l’ammodernamento degli F 16 e ulteriori sistemi d’artiglieria.
La scelta di fornitori americani, francesi, italiani e israeliani permette alla Grecia di diversificare gli approvvigionamenti, ma aumenta contemporaneamente la complessità logistica e i costi di manutenzione e integrazione.
L’accordo rafforza infine il rapporto strategico tra Grecia, Israele e Cipro, già sviluppato attraverso esercitazioni militari, cooperazione nella sicurezza marittima e protezione delle infrastrutture energetiche. Pur non configurandosi formalmente come un’alleanza contro Ankara, il triangolo assume un peso crescente negli equilibri del Mediterraneo orientale.
Lo Scudo di Achille aumenterà quindi le capacità greche di difesa del territorio, ma non eliminerà i rischi derivanti dalla competizione regionale. La sua efficacia dipenderà dalla disponibilità degli intercettori, dall’integrazione dei diversi sistemi e dalla capacità di Atene di evitare che il rafforzamento militare alimenti una nuova escalation con la Turchia.




