di Alberto Galvi –
Il generale Mamady Doumbouya ha presentato formalmente i documenti la candidatura alle elezioni del 28 dicembre. Queste sono le prime elezioni presidenziali del Paese da quando la Giunta militare, presieduta dallo stesso generale Doumbouya, ha preso il potere con un colpo di Stato nel 2021.
Nonostante il generale Doumbouya avesse promesso di non candidarsi, una nuova costituzione approvata con un referendum a settembre gli ha aperto la strada a farlo. La nuova costituzione ha sostituito gli accordi presi dopo il colpo di Stato, che avevano impedito ai membri del governo militare di partecipare alle elezioni.
I candidati alla presidenza devono essere residenti in Guinea e devono avere un’età compresa tra i 40 e gli 80 anni. Alle elezioni presidenziali si sono candidati circa altri 10 esponenti politici, mentre due dei maggiori partiti, RPG (Rassemblement du peuple de Guinée) Arc en Ciel e UFDG (Union des Forces Démocratiques de Guinée), sono stati esclusi dalla competizione, sollevando preoccupazioni sulla credibilità del processo elettorale. La Corte suprema esaminerà ora la validità delle domande e pubblicherà l’elenco ufficiale dei candidati entro il 13 novembre.
Da quando è salito al potere, Doumbouya ha notevolmente limitato le libertà. Il governo militare ha vietato le manifestazioni e ha arrestato, processato o costretto all’esilio diversi leader dell’opposizione, alcuni dei quali sono stati vittime di sparizioni forzate. Anche alcuni giornalisti sono stati arrestati. Inoltre il governo è stato criticato per aver sospeso i media e limitato l’accesso a Internet.
La decisione di Doumbouya di candidarsi è stata osteggiata da una coalizione di partiti politici di opposizione e movimenti cittadini. La Guinea ha una lunga storia di instabilità politica e colpi di Stato militari, nonostante un breve periodo democratico sotto la guida di Condé dopo le sue elezioni del 2010.




