Guinea. Il governo scioglie quaranta partiti e rafforza il potere militare

di Giuseppe Gagliano –

La Guinea compie un nuovo passo verso la concentrazione del potere nelle mani della leadership militare. Il governo ha deciso di sciogliere quaranta partiti politici, una misura che segna una svolta nel sistema istituzionale del Paese e ridisegna profondamente l’equilibrio politico interno.
Il decreto del Ministero dell’Amministrazione territoriale e del Decentramento revoca lo status legale delle formazioni coinvolte, congela i loro beni e vieta l’uso di nomi, simboli e loghi. Le proprietà dei partiti vengono trasferite sotto la supervisione di un curatore nominato dallo Stato. La decisione equivale di fatto a una ristrutturazione forzata del sistema politico guineano.
Tra le forze colpite figurano i principali partiti dell’opposizione: l’Unione delle Forze Democratiche della Guinea, il Raggruppamento del Popolo Guineano dell’ex presidente Alpha Condé e l’Unione delle Forze Repubblicane. Tutti erano stati già sospesi nei mesi precedenti, durante la fase che ha preceduto il referendum costituzionale e le elezioni presidenziali del dicembre 2025, consultazioni che hanno consolidato il potere del presidente Mamady Doumbouya. Lo scioglimento definitivo appare come l’ultimo passaggio di una strategia progressiva che ha portato prima alla sospensione dei partiti, poi alla loro esclusione dal processo elettorale e infine alla dissoluzione legale.
I leader dell’opposizione parlano apertamente di svolta autoritaria. Cellou Dalein Diallo, capo dell’UFDG e figura storica della politica guineana, ha denunciato dall’esilio quello che definisce un progetto di costruzione di uno Stato dominato dal potere presidenziale. Anche diverse organizzazioni della società civile sostengono che la misura rappresenti un passo verso un sistema politico senza reale pluralismo.
Le critiche arrivano in un contesto già segnato da restrizioni alle libertà civili, tra chiusura di media indipendenti, divieto di manifestazioni pubbliche e arresti o esilio di oppositori e attivisti. Organizzazioni per i diritti umani segnalano inoltre episodi di sparizioni forzate e pressioni sui familiari dei dissidenti.
Doumbouya è salito al potere nel 2021 con un colpo di Stato che ha rovesciato il presidente Alpha Condé. Inizialmente il leader militare aveva promesso una transizione politica e il ritorno a istituzioni democratiche. Negli anni successivi però la transizione si è trasformata in un progressivo consolidamento del potere presidenziale, culminato con le elezioni del 2025 dalle quali sono stati esclusi i principali esponenti dell’opposizione.
La vicenda guineana si inserisce in una tendenza più ampia che interessa l’Africa occidentale e il Sahel, dove negli ultimi anni diversi colpi di Stato hanno portato al potere giunte militari o leader provenienti dalle forze armate, dal Mali al Burkina Faso fino al Niger.
La trasformazione politica della Guinea assume anche una dimensione geopolitica. Il Paese possiede alcune delle più grandi riserve di bauxite al mondo, una risorsa chiave per la produzione di alluminio, e rappresenta un punto strategico per gli interessi economici internazionali, in particolare per la Cina.
Lo scioglimento dei partiti segna quindi una fase decisiva nella trasformazione dello Stato guineano, che appare sempre più orientato verso un modello di potere centralizzato e guidato dalla leadership militare.