di C. Alessandro Mauceri –

Nelle scorse settimane si sono succedute tre notizie, tutte aventi come oggetto incidenti a centrali nucleari in Europa. Prima è stata la volta della centrale nucleare di Krsko, in Slovenia: sono stati segnalati guasti meccanici all’impianto sloveno in manutenzione e già protagonista, in passato, di diversi incidenti più o meno gravi (nel 2011 alcune anomalie del sistema determinarono il blocco automatico della centrale; nel 2008 ci fu una perdita nel sistema di refrigerazione primario del reattore; nel 2007 la centrale venne isolata e chiusa per un mese per “interventi urgenti”; nel 2005 il reattore è stato spento per problemi al sistema di contenimento di una ventola). Il presidente della centrale, che dista solo 139 km da Trieste e 146 km da Gorizia, ha ammesso che il danno scoperto era maggiore di quanto fosse sembrato inizialmente, ma ha assicurato che non ci sarebbero state ripercussioni sull’ambiente.

Poi è stata la volta di un altro incidente nucleare in Europa, questa volta in Repubblica Ceca, nella centrale di Dukovany, dove la fuoriuscita del liquido refrigerante destinato alle unità 3 e 4, ha obbligato al blocco di due dei quattro reattori. L’incidente ha fatto scattare l’allerta nel Paese, ma solo pochi media hanno diffuso la notizia in Europa. Probabilmente temendo che la notizia di due incidenti in centrali nucleari entrambe in Paesi dell’Europa centrale a distanza di pochi giorni uno dall’altro avrebbero potuto creare il panico. Forse è per questo motivo che anche un altro incidente nucleare è stato poco diffuso. Pochi giorni fa si è verificato un malfunzionamento nella centrale nucleare di Zaporozhia, in Ungheria.

Ancora una volta, pochi danni, almeno stando alle notizie ufficiali. E, ancora una volta, poco peso dedicato dai media alla notizia.

Media che, oggi, hanno deciso di non dedicare grande attenzione ad un’altra notizia, sempre riguardante centrali nucleari, ma dal peso politico internazionale ben diverso. Oggi, il primo ministro Narendra Modi ha comunicato che l’India intende costruire almeno dieci nuovi reattori nucleari. E che lo farà grazie agli accordi di collaborazione sottoscritti con la Russia. La notizia, infatti, è stata diffusa, dopo i colloqui con il presidente Vladimir Putin a Nuova Delhi. “Abbiamo delineato una visione ambiziosa per l’energia nucleare”, ha dichiarato Modi.

L’accordo rafforza i rapporti relativi al nucleare già esistenti tra Russia e India: nel 2008, i premier dei due Paesi (Manmohan Singh e Victor Zubkov) avevano sottoscritto un accordo che prevedeva la costruzione da parte della Russia di quattro ulteriori impianti nucleari a Kudankulam (Tamil Nadu), in India, dove ne stava realizzando già altri due.

L’importanza dell’evento deriva dal fatto che, con l’accordo siglato tra Putin e il premier indiano, si prospetta un cambiamento nello scenario dei consumi energetici di grande rilievo.

Soprattutto in considerazione del fatto che, non più tardi di un mese fa, la Russia ha firmato un altro accordo, anche questo poco pubblicizzato dai media e anche questo per la realizzazione di centrali nucleari, questa volta con il SudAfrica, altro Paese dei Brics. Il Sudafrica, che aveva tentato di rimandare la costruzione di centrali nucleari e concentrarsi su fonti di energia alternativa (carbone, energia idroelettrica e gas), ha deciso di cambiare rotta. Dopo il fallimento del tentativo di investire nella costruzione di nuovi centrali risalente a qualche decennio fa, il Paese africano ora si trova di fronte al problema di reperire fonti energetiche sufficienti per soddisfare bisogni energetici sempre maggiori. Per questo motivo, nelle scorse settimane, il presidente Jacob Zuma ha annunciato di aver concluso un accordo con la Russia per la costruzione di reattori nucleari in Sudafrica.