di Giuseppe Gagliano –
La visita del primo ministro indiano Narendra Modi in Israele segna un passaggio significativo nei nuovi equilibri del Medio Oriente e rafforza il rapporto strategico tra Nuova Delhi e il governo di Benjamin Netanyahu. L’incontro tra i due leader ha un valore politico per entrambi: Netanyahu dimostra di non essere isolato sulla scena internazionale, mentre Modi conferma l’ambizione dell’India di agire come potenza autonoma capace di dialogare con attori diversi.
Dopo l’attacco del 7 ottobre 2023, l’India ha progressivamente sostenuto la posizione israeliana nel conflitto, mantenendo una cooperazione politica e militare costante. Il fatto che Modi abbia parlato alla Knesset senza visitare i territori palestinesi indica un cambiamento di linea rispetto al passato: la relazione con Israele viene ormai separata dalla questione palestinese, che perde centralità nella politica estera indiana.
Il legame più solido tra i due Paesi riguarda soprattutto il settore della difesa. Israele fornisce all’India tecnologie militari avanzate come droni, missili, sistemi di sorveglianza e strumenti per il controllo delle frontiere. Parallelamente Nuova Delhi non è più soltanto un acquirente, ma partecipa alla produzione attraverso il programma industriale Make in India, che punta a trasformare il Paese in una piattaforma manifatturiera per l’Asia. Per Israele questo significa ampliare il mercato e la capacità industriale, mentre per l’India rappresenta un modo per acquisire tecnologia e rafforzare la propria autonomia militare.
Netanyahu ha presentato questa cooperazione come parte di un nuovo sistema di alleanze regionali che includerebbe anche partner come Grecia e Cipro, oltre ad alcuni Stati arabi, africani e asiatici. Tuttavia si tratta più di una costruzione politica che di un’alleanza strutturata. Le relazioni esistenti sono per lo più bilaterali e basate su interessi contingenti, e molti Paesi della regione non intendono essere inseriti in blocchi rigidi.
Sul fondo resta inoltre il rischio di un confronto militare tra Stati Uniti e Iran, aggravato dal rafforzamento della presenza militare americana nel Mediterraneo con la portaerei USS Gerald R. Ford (CVN-78). Un eventuale conflitto avrebbe conseguenze dirette anche per l’India, che dipende dalle rotte energetiche del Golfo e ha milioni di cittadini che lavorano nei Paesi della regione.
Per questo Nuova Delhi continua a muoversi secondo una logica di equilibrio. Mantiene rapporti con Israele ma anche con Teheran, rafforza i legami con Washington senza rinunciare alla cooperazione con Mosca e conserva relazioni con le monarchie del Golfo. Più che aderire a un fronte geopolitico definito, l’India cerca di preservare margini di manovra in uno scenario internazionale sempre più instabile.
La visita di Modi rappresenta quindi un passo importante nel rafforzamento dei rapporti tra India e Israele, soprattutto nei settori militare e tecnologico. Tuttavia non segna la nascita di una nuova architettura regionale. In un Medio Oriente segnato da rivalità e crisi permanenti, gli Stati preferiscono moltiplicare le partnership senza trasformarle in alleanze vincolanti.




