India. Modi se ne e frega delle sanzioni Usa, ‘la Russia partner affidabile’

di Giuseppe Gagliano

Lo scorso 8 agosto il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente russo Vladimir Putin hanno avuto una “lunga e dettagliata” conversazione telefonica. Al centro non solo l’aggiornamento sul conflitto in Ucraina in vista del vertice con Donald Trump in Alaska, ma soprattutto il rafforzamento della “partnership strategica speciale e privilegiata” tra India e Russia. Modi ha ribadito che intende approfondire i rapporti bilaterali e ha invitato Putin a recarsi in India entro la fine dell’anno.
Questa riaffermazione avviene in un momento di crescente tensione tra Nuova Delhi e Washington. Solo due giorni prima il presidente Donald Trump aveva annunciato un aumento dei dazi sulle importazioni indiane, portandoli complessivamente al 50%, come ritorsione per l’acquisto di petrolio russo.
La Russia è oggi il principale fornitore di petrolio per l’India, coprendo circa il 35% delle importazioni. Queste forniture, acquistate a prezzi scontati, sono diventate vitali per la stabilità energetica indiana. Modi sa che rinunciarvi significherebbe non solo affrontare costi più alti, ma anche destabilizzare un equilibrio strategico consolidato da decenni.
Dal punto di vista geopolitico la scelta indiana di continuare a puntare sulla Russia è coerente con la sua politica di autonomia strategica: Nuova Delhi non ha mai aderito alle sanzioni occidentali contro Mosca e ha preferito rafforzare la cooperazione economica, militare e diplomatica con un partner ritenuto affidabile.
Le minacce tariffarie di Trump si inseriscono in un contesto in cui gli Stati Uniti per anni hanno corteggiato l’India come contrappeso alla Cina. La reazione di Nuova Delhi è stata ferma: definire “ingiustificato e irragionevole” il prendere di mira l’India e promettere di adottare “tutte le misure necessarie per proteggere gli interessi nazionali e la sicurezza economica” degli Usa.
C’è anche un elemento di critica politica: funzionari indiani ricordano che in passato proprio Washington aveva incoraggiato l’import di energia russa per stabilizzare i mercati, e che sia Stati Uniti sia Unione Europea continuano a commerciare con Mosca in vari settori.
Per Modi la relazione con Putin è parte di un mosaico più ampio che comprende i BRICS e il multipolarismo emergente. Rafforzare i rapporti con Mosca significa anche consolidare un fronte alternativo all’egemonia economica e politica occidentale, senza compromettere del tutto i rapporti con Washington ma accettando il rischio di tensioni.
Sul piano economico l’India si trova a dover bilanciare l’accesso alle tecnologie e agli investimenti occidentali con la sicurezza energetica e la convenienza delle forniture russe. Sul piano politico, la fermezza mostrata verso gli Stati Uniti rafforza l’immagine interna di Modi come leader indipendente e difensore dell’interesse nazionale.
Il dialogo di Modi con Putin e la promessa di “approfondire ulteriormente” la partnership non sono solo diplomazia di routine. Sono un segnale strategico: l’India non intende piegarsi alla logica delle sanzioni secondarie e delle ritorsioni commerciali, e continuerà a difendere il proprio spazio di manovra in un mondo sempre più frammentato. Un segnale che a Washington non potrà passare inosservato.