India. Parag Jain: il nuovo maestro delle ombre di Nuova Delhi

di Giuseppe Gagliano –

La nomina di Parag Jain alla guida del Research and Analysis Wing (R&AW), avvenuta il 1 luglio 2025, arriva in un momento cruciale per l’intelligence indiana. Ex ufficiale di polizia del Punjab, veterano di operazioni coperte e con esperienza nella lotta al terrorismo e nella guerra tecnologica, Jain succede a Ravi Sinha con un mandato di due anni in un contesto segnato da tensioni crescenti con Pakistan e Cina.
Formatosi sul campo negli anni duri dell’insurrezione khalistana sostenuta da Islamabad, Jain ha maturato competenze di HUMINT, controterrorismo e controinsurrezione. I suoi incarichi all’estero, ovvero in Canada, dove monitorò la diaspora sikh e i movimenti separatisti, e in Sri Lanka, nel pieno del braccio di ferro tra Nuova Delhi e Pechino nell’Oceano Indiano, lo hanno reso un profondo conoscitore delle minacce transnazionali. Come direttore dell’Aviation Research Centre (ARC), il braccio SIGINT del R&AW, ha potenziato le capacità di sorveglianza aerea e guidato le operazioni contro il Pakistan.
L’esperienza nel Punjab e in Canada fa di Jain l’uomo giusto per contrastare la rinascita della minaccia khalistana, che Islamabad continua ad alimentare. Il successo dell’Operazione Sindoor (2025), in cui fornì coordinate per i raid aerei indiani contro infrastrutture terroristiche in territorio pakistano, segnala un approccio proattivo al conflitto ibrido: rete HUMINT, colpi mirati, pressione diplomatica in Occidente per isolare il Pakistan.
La Cina resta l’avversario strategico più complesso. Le frizioni sul Ladakh e il crescente peso di Pechino nell’Oceano Indiano, tramite la Belt & Road Initiative e il CPEC, richiedono una risposta integrata: sorveglianza SIGINT, contrasto al trasferimento di tecnologie militari cinesi al Pakistan, difesa cibernetica e cooperazione con i partner del Quad (USA, Giappone, Australia). Jain, forte dell’esperienza srilankese, appare determinato a bilanciare l’influenza cinese con strumenti d’intelligence e diplomazia discreta.
Il nuovo direttore punta a un’agenzia più digitale e incisiva: uso esteso di droni, analisi basata su intelligenza artificiale, protezione delle supply-chain tecnologiche, cooperazione con l’industria nazionale dei semiconduttori per ridurre le dipendenze critiche. Al centro rimangono le operazioni coperte contro obiettivi pakistani e le azioni di contrasto alla disinformazione sino-pakistana.
L’India di Modi, spinta dalla competizione nel Quad e dal protagonismo nel G20, affida a Jain un compito che va oltre la sicurezza: difendere gli interessi economici del Paese in un contesto di catene del valore vulnerabili e di scontro sulle materie prime strategiche. Il R&AW diventa così strumento di economic-security, sorveglianza delle rotte energetiche dell’Oceano Indiano e difesa della proprietà intellettuale.
Di carattere schivo e pragmatico, Parag Jain sembra incarnare la linea di un’India che preferisce risultati alla retorica. La sfida sarà bilanciare l’aggressività operativa – dai droni oltreconfine alle cyber-offensive – con il rischio di contraccolpi diplomatici, specie in Occidente, dove le accuse di operazioni extraterritoriali hanno già alimentato frizioni. La sua leadership potrebbe segnare il passaggio dell’India da potenza regionale a giocatore globale delle guerre nell’ombra, ridefinendo l’equilibrio di sicurezza in Asia meridionale.