di Giuseppe Gagliano –

Indonesia e Cina stanno rafforzando la cooperazione nei settori della difesa, delle materie prime, dell’energia e della tecnologia, in un rapporto strategico che consente a Giacarta di attrarre capitali e capacità industriali senza rinunciare alla tradizionale politica estera di equilibrio tra Pechino e Washington.

Il presidente Prabowo Subianto continua infatti a richiamarsi alla linea indonesiana “libera e attiva”, evitando un’alleanza esclusiva con una delle due grandi potenze. Giacarta punta ad accettare investimenti, armamenti e cooperazione da più partner, utilizzando la competizione nell’Indo-Pacifico per aumentare il proprio peso politico e la propria autonomia strategica. Pechino, al contrario, mira soprattutto a impedire un progressivo avvicinamento dell’Indonesia al sistema di sicurezza statunitense e a proteggere le rotte marittime essenziali per il commercio e l’approvvigionamento energetico cinese.

Al centro della relazione economica si trova il nichel, risorsa fondamentale per la produzione di batterie e veicoli elettrici. L’Indonesia possiede inoltre importanti riserve di rame, stagno, oro e bauxite ed è tra i maggiori esportatori mondiali di carbone termico e olio di palma. La Cina ha investito pesantemente negli impianti indonesiani di lavorazione e fusione del nichel e nella prima metà del 2026 gli investimenti diretti cinesi avrebbero raggiunto 3,9 miliardi di dollari.

Giacarta vuole però evitare di rimanere una semplice fornitrice di materie prime e punta a trasformare le proprie risorse in industria nazionale, occupazione qualificata e competenze tecnologiche. Su questo terreno emergono tensioni con le imprese cinesi, che contestano tasse, sistemi di determinazione dei prezzi e controlli amministrativi, mentre il governo indonesiano cerca di ottenere maggiori ricadute economiche e industriali dagli investimenti stranieri.

La cooperazione si sta estendendo anche alla difesa. Tra i progetti più rilevanti figura la possibile costruzione in Indonesia di un impianto congiunto per la produzione di munizioni, razzi e missili, previsto per il 2027. Per Giacarta rappresenterebbe un passo verso una minore dipendenza dalle importazioni militari, anche se l’effettiva autonomia dipenderà dal trasferimento tecnologico e dalla disponibilità dei componenti più avanzati.

Anche le esercitazioni navali con la Cina assumono un significato politico. La presenza di unità indonesiane nelle acque a est di Taiwan permette a Pechino di mostrare la cooperazione militare con uno dei maggiori Paesi dell’Asia sudorientale, mentre Giacarta cerca di presentare queste attività come parte della normale collaborazione tra forze armate.

Resta tuttavia aperta la questione del Mar Cinese Meridionale. Le rivendicazioni marittime di Pechino si sovrappongono parzialmente alla zona economica esclusiva indonesiana nelle acque attorno alle isole Natuna. Prabowo evita uno scontro diretto con la Cina per non compromettere investimenti e commercio, ma allo stesso tempo Giacarta continua a difendere la propria sovranità marittima e a rafforzare le capacità navali.

La posizione geografica dell’Indonesia aumenta ulteriormente il suo valore strategico. Il Paese controlla gli accessi ad alcune delle principali rotte tra Oceano Indiano e Pacifico, comprese quelle attraverso Malacca, Sunda e Lombok. Per la Cina mantenere buoni rapporti con Giacarta è quindi essenziale, mentre gli Stati Uniti hanno interesse a evitare che l’Indonesia venga assorbita stabilmente nell’orbita di Pechino.

L’intesa con la Cina non rappresenta dunque un cambio di campo dell’Indonesia, ma il tentativo di sfruttare la competizione tra le grandi potenze per accelerare industrializzazione e rafforzamento militare. La tenuta di questa strategia sarà messa alla prova soprattutto da un’eventuale crisi su Taiwan o nel Mar Cinese Meridionale, quando per Giacarta potrebbe diventare più difficile mantenere l’attuale equilibrio.