di Giuseppe Gagliano –
La portaerei Giuseppe Garibaldi non sarà venduta ma ceduta all’Indonesia, in un’operazione che segna un passaggio chiave della strategia italiana nell’Indo-Pacifico. Non si tratta di una semplice dismissione né di un gesto simbolico: Roma trasforma una nave fuori servizio in uno strumento di influenza politica, industriale e militare in una delle aree più decisive del mondo.
Entrata in servizio nel 1985 e ritirata operativamente nel 2024, la Garibaldi è stata superata dalle più moderne Cavour e Trieste, progettate per integrare gli F-35B e rispondere alle esigenze attuali della Marina. Ma invece di affrontare costi elevati per il mantenimento o la demolizione, stimata intorno ai 19 milioni di euro, l’Italia ha scelto di trasformare un onere in un’opportunità strategica.
La cessione gratuita consente infatti di evitare spese e, soprattutto, di rafforzare i rapporti con Indonesia, un attore centrale nello scenario marittimo globale. Il valore dell’operazione non è immediatamente economico, ma si traduce in accesso a un mercato in crescita e in nuove prospettive per l’industria della difesa italiana.
Per Giacarta, la Garibaldi rappresenta un salto di qualità. Pur priva di capacità offensive complete, potrà essere impiegata come nave ammiraglia per operazioni di comando, sorveglianza, supporto umanitario e gestione delle emergenze. In un arcipelago vastissimo e strategico, attraversato da rotte fondamentali tra Oceano Indiano e Pacifico, una piattaforma di questo tipo rafforza la presenza marittima e la capacità di coordinamento della Marina indonesiana.
L’unità diventerà anche una base per addestramento e sviluppo dottrinale, contribuendo alla crescita di competenze operative e all’integrazione di nuove tecnologie, dai droni ai sistemi di comando avanzati. Un passaggio che, pur non alterando da solo gli equilibri militari regionali, segna un’evoluzione importante per le ambizioni navali del Paese.
Sul piano geopolitico, l’operazione inserisce l’Italia in modo più concreto nell’Indo-Pacifico, area cruciale per le rotte commerciali globali e per la sicurezza economica europea. L’Indonesia, che mantiene una posizione autonoma tra le grandi potenze, rappresenta un partner ideale per una presenza italiana non dominante ma tecnologicamente rilevante.
La vera partita è infatti industriale. La Garibaldi apre la strada a contratti per modernizzazione, manutenzione, sistemi di difesa e formazione. Aziende come Fincantieri e Leonardo possono inserirsi in un ecosistema destinato a svilupparsi nel tempo, trasformando una nave dismessa in un moltiplicatore di opportunità.
L’Italia rinuncia a un incasso immediato ma ottiene risparmi, relazioni strategiche e accesso a un mercato chiave. Più che una cessione, è una scelta di politica industriale e di posizionamento internazionale.
La Garibaldi esce dalla linea operativa, ma resta uno strumento di potenza: non più sul mare, bensì nella proiezione strategica del Paese.












