di Nicola Comparato –

Nella zona del cimitero di Kerman, in Iran, due ordigni hanno scosso una folla di pellegrini che commemoravano il quarto anniversario della morte di Qassem Soleimani, il capo delle forze Qods delle Guardie della Rivoluzione Iraniana. L’attacco ha causato la morte di 103 individui e ferito altre 141 persone. Le esplosioni, distanziate di cinque-dieci minuti, sono avvenute lungo la strada che conduce al mausoleo del defunto generale. Il vicegovernatore di Kerman ha descritto l’incidente come un “attacco terroristico”, anche se nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità.

Il governo iraniano ha promesso un’indagine rapida e una risposta decisa contro i presunti colpevoli. Teheran ha già puntato il dito contro “mercenari di potenze arroganti” (indicando gli Stati Uniti e i loro alleati) e ha minacciato una severa punizione.

Il capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Ejei, ha affermato che i responsabili saranno certamente puniti. Questa tragedia potrebbe intensificare le tensioni regionali, considerando che l’Iran vede Israele come il nemico numero uno, insieme agli Stati Uniti. La comunità internazionale segue gli sviluppi con preoccupazione, temendo un’escalation nelle tensioni regionali. Leader internazionali come il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin hanno espresso condoglianze al popolo iraniano, mentre la Jihad islamica palestinese ha manifestato solidarietà alla Guida suprema Khamenei, sostenendo che questo atto codardo rafforzerà l’unità della comunità islamica e la loro fede nella resistenza. Il contesto geopolitico già teso, con recenti minacce di vendetta da parte della guida suprema Ali Khamenei dopo la morte di un altro generale dei Pasdaran, Reza Moussavi, in Siria, rende questa tragedia ancora più preoccupante per il rischio di una crescente instabilità nella regione.