di Alessio Cuel –

Tre giorni dopo la pubblicazione della notizia dell’arresto della giornalista italiana Cecilia Sala, detenuta in Iran dal 19 dicembre scorso, si sono accumulate le dichiarazioni dei leader politici circa la necessità di procedere all’immediato rilascio della giornalista.

Su tutte si sono distinte le dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del ministro della Difesa Guido Crosetto. Anche dall’opposizione i leader dei maggiori partiti, tra cui Elly Schlein per il Partito Democratico e Giuseppe Conte per il Movimento 5 Stelle, non hanno lesinato il loro supporto alla giornalista detenuta in Iran.

Nel pomeriggio del 28 dicembre, attraverso il suo canale X, il numero uno della Farnesina Tajani ha rassicurato circa le condizioni della giornalista detenuta a Teheran: “Cecilia Sala sta bene. Il Governo lavora con discrezione per riportarla presto a casa”.

Sulla stessa falsariga le dichiarazioni della leader del Partito Democratico Elly Schlein, che confida nell’azione del governo e offre massima collaborazione all’esecutivo per una pronta soluzione della vicenda: “Siamo tutti, chiaramente, molto preoccupati per Cecilia Sala e seguiamo il caso da vicino con grande attenzione e apprensione. Mi auguro che l’azione che il governo sta sviluppando possa aiutare a risolvere il più presto possibile la questione e a far liberare tempestivamente Cecilia a cui va la mia più ampia solidarietà”.

Nell’ultimo video diffuso da Sala prima del suo arresto, la giornalista spiega il cambio di modus vivendi percepito dalla popolazione, dopo l’ascesa alla presidenza iraniana di Masoud Pezeshkian, esponente della corrente dei riformisti.

Secondo Sala, da luglio in poi le donne iraniane percepirebbero un clima più disteso, avrebbero maggiore agio nel mostrarsi a volto scoperto e non avrebbero paura di farsi fotografare o riprendere. Una parziale apertura a maggiori diritti civili per le donne, dunque, che si contrappone ai bombardamenti dei jet israeliani del 26 ottobre e alle dichiarazioni choc del presidente israeliano Benjamin Netanyahu, intenzionato a proseguire la guerra a oltranza alla repubblica islamica.

In un clima di solidarietà bipartisan alla giornalista detenuta a Teheran, spiccano dichiarazioni di personaggi più o meno noti che, tramite i propri canali social, si abbandonano ad accuse a Sala e a più o meno approfondite disamine politiche.

Spicca su tutti “Chef Rubio”, all’anagrafe Gabriele Rubini, chef e personaggio televisivo italiano, che scrive sul suo canale X: “Lunga vita all’Iran e a chi resiste alle ingerenze imperialiste. Miracolate sioniste e spie con la passione dei viaggi non dovrebbero essere compiante, ma condannate”.

Un commento ripreso dai suoi seguaci che, ritwittando, minimizzano le qualità della giornalista e la accusano, più o meno direttamente, di sionismo, avventurismo e manie di protagonismo.

Voci stonate, fortunatamente, che non trovano riscontro in un dibattito politico che, al contrario, è unanime nel chiedere e lavorare in modo bipartisan al rilascio della giornalista.