di Guido Keller –

Una nuova ondata di proteste si sta diffondendo a macchia d’olio in Iran, mettendo sotto pressione il regime teocratico al potere dal 1979. A innescare la mobilitazione, ancora una volta, è la crisi economica: a dicembre i prezzi hanno registrato un aumento annuo superiore al 42%, mentre la valuta nazionale ha subito un crollo verticale. Sul mercato libero, per acquistare un dollaro, lunedì sono arrivati a servire fino a 1.430.000 rial.

Le prime proteste sono esplose domenica in due mercati mobili di Teheran, dove si sono levati slogan contro il governo. Il giorno successivo, lunedì 29 dicembre, la mobilitazione si è allargata: i commercianti, tra i più colpiti dall’inflazione, hanno abbassato le saracinesche e si sono radunati nei pressi del Gran Bazar di Teheran e in altre aree della capitale. Manifestazioni sono state segnalate anche in diverse città del Paese, da Isfahan a Shiraz, fino a Mashhad.

Nelle ultime ore la protesta ha compiuto un ulteriore salto di qualità coinvolgendo anche gli studenti delle principali università di Teheran. Nei campus si sono uditi cori apertamente contro la Guida suprema Ali Khamenei, “Morte al dittatore”, e slogan a difesa dei diritti delle donne, segno di un dissenso che va oltre la sola emergenza economica.

Secondo CNN, si tratta della più vasta ondata di proteste dal 2022, quando la morte della 22enne Mahsa Amini, fermata dalla polizia morale per il mancato rispetto delle norme sull’hijab, scatenò manifestazioni in tutto il Paese. A riassumere la sfida al regime, un’immagine diventata virale sui social: un uomo seduto in mezzo alla strada che rifiuta di spostarsi nonostante la presenza, a pochi passi, degli agenti di sicurezza in moto. Una scena che ha evocato, per molti osservatori, simboli storici di resistenza civile.

Le autorità rispondono con un mix di fermezza e aperture. Da un lato, un massiccio dispiegamento delle forze di sicurezza per contenere i cortei; dall’altro, segnali politici inattesi. In almeno un episodio, documentato da un video rilanciato dall’emittente Iran International, le forze dell’ordine avrebbero aperto il fuoco sulla folla nella città di Hamadan.

Sul piano istituzionale, è arrivato un primo scossone: il governatore della Banca centrale Mohammad Reza Farzin ha rassegnato le dimissioni. In serata, il presidente Massoud Pezeshkian ha rotto il silenzio con un messaggio improntato al dialogo. “Ho chiesto al ministro degli Interni di ascoltare le legittime richieste dei manifestanti e di avviare un confronto con i loro rappresentanti”, ha dichiarato, assicurando che il governo “farà tutto il possibile per risolvere i problemi e agire responsabilmente”.

Resta ora da capire se l’apertura promessa basterà a contenere una protesta che, dai mercati alle università, sembra aver riattivato un dissenso profondo e trasversale nella società iraniana.