di Nicola Comparato –
Niloofar Hamedi e Elaheh Mohammadi, due giornaliste iraniane, sono state condannate rispettivamente a 13 e 12 anni di carcere dopo essere state accusate di varie violazioni. Queste accuse comprendono la presunta collaborazione con gli Stati Uniti, propaganda contro lo Stato e cospirazione contro la sicurezza nazionale. Inizialmente il loro processo rischiava di portarle alla pena di morte in procedimenti a porte chiuse, ma alla fine sono condannate a lunghe pene detentive.
Le condanne includono sette anni ciascuna per la collaborazione con gli Stati Uniti, cinque anni ciascuna per aver minacciato la sicurezza nazionale e un anno di prigione ad Hamedi per aver propagandato contro il sistema.
I loro avvocati hanno dichiarato che presenteranno appello. Questo caso è strettamente legato alla morte di Mahsa Amini, una giovane curdo-iraniana il cui arresto per violazioni relative all’hijab ha scatenato il movimento di protesta “Donna, vita e libertà” in Iran, portando a importanti manifestazioni a livello nazionale.
Niloofar Hamedi è stata arrestata dopo aver catturato in uno scatto fotografico un toccante momento che ritraeva i genitori di Mahsa Amini abbracciati in un ospedale di Teheran mentre la loro figlia giaceva in coma. Questo caso ha attirato l’attenzione internazionale e sollevato serie preoccupazioni in merito ai diritti umani in Iran. Ma siamo ancora ben lontani da una situazione equilibrata e definitiva dall’inizio delle proteste, soprattutto dopo la recente notizia riguardante Armita Garavand di 16 anni, che proprio come Mahsa Amini si trova in coma irreversibile dopo essere stata aggredita da un agente della polizia morale iraniana solo per essersi tolta il velo.




