Iran. Gli Esperti hanno eletto Mojtaba Khamenei Guida suprema

di Giuseppe Lai

L’Assemblea degli Esperti, l’organo clericale iraniano, ha designato alla Guida suprema della Repubblica Islamica Mojtaba Khamenei, figlio del defunto Ali Khamenei. La nomina, ufficializzata ieri sera, rappresenta un momento cruciale nella storia della Repubblica Islamica, trasferendo per la prima volta il potere all’interno della stessa famiglia dalla rivoluzione del 1979.
55 anni, Khamenei Jr è una delle figure più influenti e controverse all’interno del sistema di governo iraniano, nonostante raramente appaia in pubblico e ricopra cariche politiche formali. Per anni ha operato all’interno dell’Ufficio del padre, fungendo da guardiano e intermediario di potere e la sua posizione è stata spesso paragonata al ruolo svolto da Ahmad Khomeini, figlio del fondatore della Repubblica Islamica Ruhollah Khomeini, che fu un aiutante chiave e confidente nei primi anni dello stato rivoluzionario.
Gli analisti sostengono che Mojtaba abbia costruito gradualmente la sua influenza all’interno delle istituzioni politiche, di sicurezza e clericali del regime, assumendo un ruolo centrale seppur “dietro le quinte” nel sistema di potere. È ampiamente considerato uno degli artefici della repressione delle proteste popolari ed ha stabilito nel tempo profondi legami con i Pasdaran, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione. Infatti, già durante la guerra Iran-Iraq degli anni ’80, Mojtaba prestò servizio nel battaglione Habib, un’unità composta in gran parte da volontari collegati alle nascenti reti rivoluzionarie della Repubblica Islamica, una militanza rivelatasi significativa per la sua carriera.
Mojtaba e molti uomini che combatterono al suo fianco raggiunsero posizioni di alto livello nell’apparato di sicurezza e nell’intelligence iraniano, responsabili della tutela del regime. Nel corso degli anni non sono mancati i suoi detrattori, tra i quali figure dell’opposizione e rivali politici, che hanno accusato Mojtaba di avere un ruolo anche nella definizione dei risultati elettorali oltre che nel coordinare le repressioni contro il dissenso.
Non gli ha dato supporto neanche l’assetto istituzionale del Paese. La costituzione iraniana richiede infatti che la Guida suprema possieda una profonda conoscenza della giurisprudenza islamica e sia riconosciuta come autorità religiosa di alto livello. Sotto tale aspetto, Mojtaba non è saldamente considerato tra i religiosi di più alto rango in Iran. Si è formato nei seminari di Qom sotto la guida di eminenti studiosi conservatori, ma non detiene il grado di ayatollah.
Malgrado ciò, il sistema politico iraniano ha storicamente mostrato flessibilità quando si forma un consenso delle élite attorno a un candidato, anche se in questo caso potrebbero sorgere critiche legate in primis alla svolta “dinastica” nell’elezione di Mojtaba. Al consolidamento del suo potere politico-istituzionale si è accompagnata anche la crescita dei suoi interessi economici. Secondo un’inchiesta di Bloomberg, attraverso un intermediario Mojtaba avrebbe creato in occidente un impero finanziario da 138 milioni di dollari, costituito da conti bancari svizzeri e proprietà di lusso nel Regno Unito. In prospettiva la sua figura, considerato il background e l’attuale contesto iraniano, potrebbe rappresentare al tempo stesso un elemento di continuità e un punto di rottura. Da un lato sarebbe l’uomo giusto per vendicare il padre e garantire continuità e sicurezza al sistema di potere costituito. Dall’altro la sua designazione potrebbe segnare una discontinuità storica. Il suo sarebbe infatti un passaggio di potere diretto e patrilineare, non semplice da legittimare agli occhi di parte del clero sciita e della popolazione, costituendo un precedente inedito.
Fin dalla nascita della Rivoluzione iraniana la successione dinastica era stata espressamente rigettata dalla leadership e lo stesso Khomeini si era più volte espresso contro la trasmissione del potere da padre a figlio, ritenendola anti-islamica. La nomina di Mojtaba sancirebbe dunque la fine della “seconda Repubblica islamica”, ottenuta non con una riforma costituzionale simile a quella che portò al crollo del sistema creato da Khomeini e che favorì l’ascesa di Khamenei a Guida suprema. Sarebbe piuttosto il risultato di un accordo tra i vari centri dell’oligarchia iraniana che, al fine dell’autoconservazione, si mostrerebbero disposti a mettere da parte uno dei principi fondanti della rivoluzione. Un’altra considerazione riguarda i forti legami esistenti tra Khamenei Jr e i pasdaran. Se per un verso i rapporti stretti tra Mojtaba e i pasdaran potrebbero contribuire a preservare gli equilibri interni, dall’altro rischierebbero di consolidare ulteriormente il potere dei guardiani della rivoluzione. Questa eventualità sarebbe favorita anche dalle solide relazioni di Mojtaba con l’attuale presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, e con il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale, Ali Larijani. Due figure che, politicamente, potrebbero collocarsi ai vertici di una “Terza Repubblica Islamica”, essendo pienamente integrati nell’attuale sistema di potere e graditi agli stessi pasdaran. Alla luce di tali riflessioni e considerata la tendenza strutturale all’autoconservazione e all’autoreferenzialità del regime, appare difficile immaginare che la nomina di Mojtaba Khamenei possa prefigurare una transizione verso una reale modernizzazione e laicizzazione del Paese.