di Giuseppe Gagliano –

Rafael Grossi, capo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), si è recato in Iran, in un periodo di crescente tensione dovuto al progressivo arricchimento dell’uranio da parte di Teheran. Questo sviluppo si avvicina pericolosamente ai limiti considerati utili per la costruzione di armi nucleari .

Il viaggio di Grossi si allinea con una conferenza dedicata all’energia nucleare che si terrà nella città di Isfahan, un hub cruciale per il programma di arricchimento dell’uranio iraniano e recente obiettivo di un attacco esterno. L’evento è stato descritto come un incontro internazionale sulle tecnologie nucleari.

Nel corso della sua visita Grossi ha incontrato Mohammed Eslami, responsabile del settore nucleare civile in Iran, e altri importanti funzionari. Questi incontri mirano a dissipare le incertezze e a consolidare i rapporti tra l’Iran e l’IAEA, nell’ambito delle normative del Trattato di Non Proliferazione Nucleare.

Questo scenario si presenta in un momento di forte instabilità regionale, accentuata dagli attacchi di gruppi militari supportati dall’Iran, come Hezbollah e i ribelli Houthi, contro interessi israeliani e basi americane. Tali eventi avvengono in un periodo di stallo nei negoziati per il rinnovo del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) del 2015, dal quale gli Stati Uniti si sono ritirati nel 2018 riattivando sanzioni significative contro l’Iran.

L’accordo originale aveva imposto limiti stringenti all’arricchimento dell’uranio iraniano in cambio della rimozione di sanzioni economiche, un patto accettato dalle principali potenze globali, incluso il gruppo P5+1 (USA, UE, Francia, Germania, Regno Unito, Cina e Russia). Tuttavia l’abbandono dell’accordo da parte degli USA ha spinto l’Iran a superare i precedenti limiti di arricchimento.

La visita di Grossi rappresenta quindi un tentativo di trovare un equilibrio di natura politica cercando di disinnescare possibili escalation, anche anche se allo stato attuale rimane precario.