di Giuseppe Gagliano

L’ora delle scelte: Parigi avverte Teheran, ma l’occidente è a corto di strategia. Le parole del ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot, secondo cui “uno scontro militare con l’Iran è quasi inevitabile”, segnano una svolta retorica che conferma quanto sia drammaticamente ridotta la finestra diplomatica sul dossier nucleare iraniano. Ma dietro l’avvertimento si nasconde una debolezza: l’occidente, e l’Europa in particolare, si trova a gestire una crisi nucleare con strumenti logori, in un contesto regionale e internazionale che gli è sempre meno favorevole. La posta in gioco è alta: con il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) ormai svuotato da tempo e le sanzioni ONU in scadenza a ottobre 2025, resta pochissimo tempo per trovare un compromesso credibile. Teheran ha già superato i limiti sull’arricchimento dell’uranio, avvicinandosi pericolosamente alla soglia militare. Eppure insiste che il programma nucleare ha finalità esclusivamente civili