di Giuseppe Gagliano –

L’Iran avrebbe colpito con notevole precisione alcune strutture segrete riconducibili alla Cia nel Golfo, alimentando i sospetti di un possibile supporto informativo della Russia. Secondo quanto riferito da Reuters, negli ultimi mesi Teheran avrebbe centrato obiettivi in almeno tre Paesi mediorientali, colpendo edifici specifici e persino aree ben definite delle installazioni, un elemento che lascia ipotizzare una conoscenza dettagliata della loro configurazione.

Le strutture clandestine dell’intelligence americana comprendono basi operative, centri logistici, abitazioni protette e impianti di sorveglianza, la cui ubicazione è nota soltanto a una ristretta cerchia di funzionari. Per questo motivo cresce il sospetto che Mosca possa aver fornito a Teheran dati di ricognizione ottenuti attraverso satelliti, sistemi di intelligence elettronica e reti informative, anche se finora non esistono prove definitive.

Tra gli obiettivi figurerebbero un impianto segreto in Iraq e la sede della Cia all’interno dell’ambasciata statunitense a Riad. Secondo le ricostruzioni, i droni iraniani avrebbero prima aperto un varco nella struttura esterna e successivamente penetrato all’interno con velivoli carichi di esplosivo, un’operazione che richiede informazioni molto precise sui punti vulnerabili dell’edificio.

Gli analisti ritengono inoltre possibile che le versioni più avanzate dei droni Shahed e Mohajer abbiano beneficiato dell’assistenza tecnica russa, anche se questa ipotesi non è stata confermata. Se Mosca avesse realmente fornito dati di puntamento, avrebbe partecipato indirettamente al conflitto senza impegnare proprie forze, offrendo all’Iran un vantaggio strategico determinante.

La cooperazione tra Russia e Iran si è intensificata dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Mosca ha ricevuto droni e componenti iraniani, mentre Teheran avrebbe acquisito competenze nella guerra elettronica, nella difesa antiaerea e nell’impiego coordinato dei sistemi senza pilota. Per il Cremlino ciò significa costringere Washington a distribuire uomini e mezzi tra il fronte europeo e quello mediorientale; per l’Iran rappresenta invece un modo per ridurre il divario tecnologico con gli Stati Uniti.

La crescente vulnerabilità delle installazioni americane produce anche effetti economici. La possibilità che infrastrutture strategiche, porti, raffinerie e terminal petroliferi possano essere colpiti aumenta i costi assicurativi, rende più onerosi i trasporti marittimi e alimenta l’incertezza sui mercati energetici del Golfo.

Le autorità statunitensi non hanno ancora attribuito formalmente alla Russia un ruolo negli attacchi. Tuttavia, il solo sospetto che Mosca possa integrare le proprie capacità di intelligence con i sistemi offensivi iraniani modifica già gli equilibri strategici, evidenziando come i conflitti contemporanei possano essere combattuti anche attraverso alleati, senza un coinvolgimento militare diretto.