di Alberto Galvi

Teheran ha inserito nella lista nera diverse istituzioni e individui britannici, dopo che Londra ha sanzionato la polizia iraniana della Moralità per la morte della 22enne Mahsa Amini. Londra ha preso di mira la polizia Morale e i funzionari della sicurezza iraniana lo scorso 10 ottobre.

Tra le 16 organizzazioni e persone sono state inserite nella lista nera il National Cyber Security Center BBC Persian, l’organizzazione di intelligence britannica GCHQ (Government Communications Headquarters) e i politici conservatori Stephen Crabb, Tom Tugendhat e Bob Blackman. Le sanzioni includono il divieto di visto e il sequestro di qualsiasi proprietà e beni in Iran. Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada hanno già annunciato sanzioni contro l’Iran.

L’Iran è scosso dalle proteste da quando la 22enne è morta il 16 settembre scorso, tre giorni dopo essere stata arrestata dalla polizia della Moralità a Teheran con l’accusa di aver violato il rigido codice di abbigliamento del paese per le donne. Le forze di sicurezza iraniane durante le manifestazioni anti-governative che sono seguite, hanno ucciso almeno 224 persone, e ne hanno fermate 6mila.

Per il modo in cui hanno affrontato le manifestazioni durate un mese, l’Unione Europea ha imposto sanzioni a 11 individui iraniani e quattro entità. Gli Stati Uniti hanno anche criticato il trattamento riservato dal governo iraniano alla scalatrice Elnaz Rekabi, che ha gareggiato all’estero senza velo. Rekabi ha competito in Corea del Sud senza indossare il velo, obbligatorio in Iran.

La Repubblica Islamica dell’Iran ha imposto drastiche restrizioni all’accesso a Internet mentre è alle prese con le manifestazioni scoppiate per la morte di Amini. Le restrizioni imposte di recente includono il blocco dell’accesso a Instagram e WhatsApp, oltre ad app come VPN e Google Play Store.