
di Giuseppe Gagliano –
Il conflitto tra Stati Uniti e Iran rischia di allargarsi oltre il Golfo Persico, coinvolgendo anche lo stretto di Bab el-Mandeb, passaggio strategico tra il Mar Rosso e l’Oceano Indiano. Mentre Washington prosegue gli attacchi contro obiettivi iraniani e intensifica la pressione sui porti della Repubblica islamica, cresce il timore che Teheran possa reagire utilizzando gli Houthi yemeniti per colpire la navigazione commerciale e le infrastrutture energetiche della regione.
Hormuz e Bab el-Mandeb rappresentano infatti i due principali snodi attraverso cui transita una quota rilevante del commercio mondiale di petrolio. Un’escalation simultanea nei due stretti avrebbe conseguenze dirette sulle forniture energetiche internazionali, facendo aumentare i costi di trasporto, i premi assicurativi e i prezzi di petrolio e gas.
Negli ultimi giorni gli Houthi sono tornati al centro della crisi dopo aver accusato l’Arabia Saudita di un attacco contro l’aeroporto di Sanaa, rivendicato successivamente dal governo yemenita riconosciuto a livello internazionale. In risposta, il movimento ha lanciato missili e droni contro obiettivi sauditi, riaccendendo le tensioni lungo un fronte che negli ultimi anni sembrava essersi parzialmente stabilizzato.
Per l’Iran, il ricorso agli alleati regionali rappresenta una strategia relativamente poco costosa per aumentare la pressione sugli Stati Uniti e sui loro partner. Attraverso missili, droni e attacchi contro la navigazione, Teheran può costringere gli avversari a disperdere mezzi navali e sistemi di difesa su un’area molto estesa, aumentando i costi della campagna militare.
L’Arabia Saudita guarda con particolare preoccupazione a questa evoluzione. Negli ultimi mesi Riad ha incrementato l’utilizzo degli oleodotti che collegano i giacimenti orientali ai terminali sul Mar Rosso, nel tentativo di ridurre la dipendenza dallo stretto di Hormuz. Un deterioramento della sicurezza anche a Bab el-Mandeb comprometterebbe però questa alternativa, esponendo nuovamente il regno a rischi logistici ed economici.
Le ripercussioni interesserebbero soprattutto i mercati asiatici. Cina, India, Giappone e Corea del Sud dipendono in larga misura dalle importazioni energetiche provenienti dal Golfo e sarebbero tra i Paesi maggiormente colpiti da eventuali interruzioni del traffico marittimo. Per Pechino, principale acquirente del greggio iraniano e saudita, un’escalation metterebbe sotto pressione approvvigionamenti e crescita economica.
L’evoluzione della crisi conferma come il confronto tra Stati Uniti e Iran abbia ormai assunto una dimensione regionale. Il controllo delle grandi rotte energetiche è diventato parte integrante dello scontro strategico e la sicurezza di Hormuz e Bab el-Mandeb rappresenta oggi uno degli elementi più delicati per la stabilità dei mercati internazionali.











