di Giuseppe Gagliano

Secondo indiscrezioni, a dicembre 2025 Iran e Russia avrebbero firmato un accordo da circa 500 milioni di euro per la fornitura a Teheran di 500 lanciatori portatili Verba e 2.500 missili 9M336, con consegne previste tra il 2027 e il 2029. Più che un semplice contratto militare, l’intesa rappresenta un segnale politico nel contesto della crescente tensione tra Iran e Stati Uniti.

Il sistema Verba, un missile antiaereo spalleggiabile progettato per colpire elicotteri, droni e velivoli a bassa quota, non è in grado di fermare una campagna aerea su larga scala. Tuttavia può rendere lo spazio aereo più rischioso per operazioni tattiche a bassa quota, aumentando i costi e la complessità di eventuali missioni militari.

Per Mosca l’accordo ha più obiettivi: sostenere l’industria della difesa in un periodo segnato da sanzioni e guerra prolungata, rafforzare la propria influenza geopolitica e inviare un messaggio agli Stati Uniti, mostrando la capacità di complicare lo scenario mediorientale mentre la pressione occidentale resta alta sul fronte europeo.

Per Teheran, invece, l’acquisto risponde alla necessità di rafforzare la difesa aerea di prossimità dopo gli attacchi subiti nel 2025. L’obiettivo non è proteggere l’intero territorio, ma difendere nodi strategici: infrastrutture critiche, centri di comando e siti sensibili. La difesa del cielo ha anche un valore simbolico interno, poiché contribuisce a mantenere l’immagine di solidità del regime in un contesto di tensioni sociali ed economiche.

Il quadro si inserisce in una fase di rafforzamento militare statunitense nella regione, con portaerei, aviazione tattica e sistemi di sorveglianza dispiegati nel Golfo. Questo schieramento può essere interpretato sia come deterrenza per ottenere concessioni sul nucleare iraniano, sia come preparazione operativa nel caso di un eventuale attacco limitato.

Dal punto di vista militare, i sistemi Verba non creano un “ombrello” nazionale ma una rete difensiva puntuale. Possono proteggere obiettivi sensibili, contrastare droni e voli radenti e aumentare il rischio operativo per l’avversario, senza però fermare missili balistici né neutralizzare una campagna di soppressione delle difese aeree condotta con mezzi avanzati.

Sul piano economico e geopolitico, la scelta iraniana comporta anche costi interni: in un Paese già colpito dalle sanzioni, maggiori spese militari sottraggono risorse all’economia civile, alimentando tensioni sociali. Per la Russia, invece, la vendita rappresenta soprattutto uno strumento strategico per accrescere la propria influenza globale.

Il risultato è un sistema di deterrenze incrociate: tutti gli attori dichiarano di voler evitare un conflitto, ma allo stesso tempo rafforzano le proprie capacità militari. In un contesto simile, anche un incidente o un errore di calcolo potrebbe trasformare rapidamente un’escalation limitata in una crisi più ampia.