di Giuseppe Gagliano –
Il Regno Unito entra nel dispositivo militare occidentale a sostegno degli alleati del Golfo nella guerra contro l’Iran, ampliando il fronte del conflitto che finora ha visto protagonisti soprattutto Stati Uniti, Israele e Teheran. Londra ha avviato operazioni aeree difensive in Medio Oriente a supporto degli Emirati Arabi Uniti, tra i Paesi più colpiti dalle ritorsioni iraniane dopo l’inizio delle ostilità del 28 febbraio.
Secondo il Ministero della Difesa britannico, caccia Typhoon della Royal Air Force hanno intercettato e abbattuto due droni diretti verso obiettivi nella regione, uno sopra la Giordania e un secondo diretto verso il Bahrein. Il governo britannico definisce le missioni puramente difensive, ma il segnale politico è chiaro: il Regno Unito si sta inserendo progressivamente nel sistema di difesa occidentale che protegge gli alleati del Golfo dalle capacità missilistiche e dai droni iraniani.
Il contributo britannico si estende anche al piano logistico e strategico. Londra ha autorizzato gli Stati Uniti a utilizzare due infrastrutture militari chiave per eventuali operazioni contro l’Iran: la base aerea di Fairford, nel sud ovest dell’Inghilterra, e la base di Diego Garcia nell’Oceano Indiano. Fairford rappresenta uno dei principali hub europei per i bombardieri strategici americani e negli ultimi giorni ha già ospitato velivoli B 52. Diego Garcia, invece, è da decenni uno dei pilastri della proiezione militare statunitense tra Oceano Indiano e Medio Oriente e consente operazioni a lungo raggio contro infrastrutture militari iraniane.
Parallelamente alle operazioni militari, il governo britannico sta affrontando anche la sicurezza dei propri cittadini nella regione. Oltre 170.000 britannici residenti in Medio Oriente hanno registrato la loro presenza presso le autorità. Il Ministero degli Esteri ha organizzato voli charter per evacuare chi desidera lasciare gli Emirati Arabi Uniti e ha temporaneamente ritirato i familiari del personale diplomatico. Le ambasciate ad Abu Dhabi e Dubai restano operative, ma migliaia di cittadini risultano bloccati a causa del caos nel traffico aereo e delle restrizioni di sicurezza.
La presenza militare britannica è destinata ad aumentare. Londra ha già inviato elicotteri Wildcat e Merlin a Cipro e prepara il dispiegamento nel Mediterraneo orientale della nave da guerra HMS Dragon, dotata di avanzati sistemi di difesa aerea. Downing Street ha escluso per ora l’invio della portaerei HMS Prince of Wales, ma il livello di prontezza della nave è stato innalzato per ridurre i tempi di un eventuale dispiegamento.
Al centro della crisi restano gli Emirati Arabi Uniti. Nonostante Abu Dhabi abbia vietato l’utilizzo delle proprie basi e dello spazio aereo per attacchi contro l’Iran, il Paese è diventato uno dei principali bersagli delle ritorsioni di Teheran. Secondo il Ministero della Difesa emiratino, dall’inizio della guerra sono stati lanciati verso il territorio degli Emirati oltre 1.700 missili e droni. Più del novanta per cento sarebbe stato intercettato, ma alcuni attacchi hanno provocato vittime civili.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica sostiene di destinare circa il sessanta per cento della propria potenza di fuoco contro basi e interessi statunitensi nei Paesi arabi della regione e il restante quaranta per cento contro Israele. La strategia iraniana punta quindi a colpire i nodi regionali della presenza americana evitando per ora uno scontro diretto con Washington sul proprio territorio.
Gli Emirati rappresentano inoltre un bersaglio economico sensibile. Dubai è considerata uno dei principali hub finanziari e commerciali del Medio Oriente e una sua destabilizzazione avrebbe effetti ben oltre il campo di battaglia. Il paradosso è che proprio gli Emirati mantengono con l’Iran uno dei rapporti commerciali più intensi della regione, con scambi che raggiungono circa 28 miliardi di dollari e una vasta comunità iraniana residente nel Paese. Nonostante questa interdipendenza, Abu Dhabi ha progressivamente rafforzato il proprio allineamento strategico con Washington, ottenendo nel 2025 lo status di partner principale per la difesa degli Stati Uniti.
L’ingresso operativo del Regno Unito nella difesa del Golfo segnala che il conflitto con l’Iran sta assumendo una dimensione sempre più internazionale. Washington resta il perno della coalizione, ma Londra sta assumendo un ruolo militare e logistico crescente. In questo equilibrio instabile, la linea tra sostegno difensivo e intervento diretto appare sempre più sottile mentre il numero di attori coinvolti continua ad aumentare.












