di Guido Keller –
Le delegazioni di 70 paesi si sono recate tra ieri e oggi a Teheran per rendere omaggio alla salma della Guida suprema dell’Iran Alì Khamenei, assassinato in un raid statunitense insieme alla moglie ad altri famigliari lo scorso 28 febbraio. Lo ha riferito il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che ha ricevuto i rappresentanti die vari paesi, aggiungendo che il lutto del popolo iraniano è stata “la migliore prova della grandezza, della dignità e della forza del leader martire della rivoluzione”, sottolineando “la rabbia dell’America e di Israele per questo lutto”.
Uno degli effetti del disastroso attacco di Usa e Israele sull’Iran è stato quello di coalizzare una popolazione che lo stesso presidente Donald Trump pensava divisa, tanto che sono stimate in 20 milioni le persone che hanno preso parte alle esequie e alle varie manifestazioni.
Le autorità hanno chiesto agli abitanti di Teheran di ospitare i pellegrini e di contribuire nella distribuzione di generi alimentari, sostenendo così lo sforzo organizzativo. Il vicedirettore dei Trasporti e del Traffico di Teheran ha comunicato all’agenzia Isna che solo ieri in 10 ore la metropolitana della città (6 linee, 150 stazioni) ha trasportato 2 milioni e 200mila persone. I video diffusi dai social e dalle tv locali e straniere mostrano la marea umana gridare in un boato sordo all’unisono “morte all’America, morte a Israele”.
Assente (ma la cosa era stata annunciata) alle esequie il figlio di Khamenei, nominato a sua volta dal Consiglio degli Esperti Guida suprema: secondo i media anche occidentali, Mojtaba Khamenei avrebbe chiesto di guidare la preghiera, ma gli sarebbe stato chiesto di rimanere nel nascondiglio per questioni di sicurezza. D’altronde lo stesso Trump ha affermato che “In questo momento, nessuno sparerà all’altro. Sono tutti lì. Un solo colpo e potremmo eliminarli tutti, ma non lo faremo perché altrimenti non avremmo più nessuno con cui negoziare”. Aldilà della sua boriosità, il presidente Usa ha ammesso di pensare che “la gente odiasse Khamenei, forse sono lacrime finte”.












