di Mariarita Cupersito

Il principe ereditario iraniano Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià di Persia, è stato tra gli ospiti più attesi del CPAC 2026, la grande conferenza dei conservatori americani che si è svolta dal 25 al 28 marzo a Dallas, in Texas.

Accolto da un numeroso pubblico a forte presenza iraniana nel corso dell’ultima giornata della manifestazione, il suo intervento ha sottolineato il ruolo fondamentale degli Stati Uniti e ha attribuito a Trump il merito di essere l’unico presidente che in mezzo secolo ha dato agli iraniani una concreta possibilità di cambio di regime.

Pahlavi ha ribadito che il popolo dell’Iran vuole una rottura netta con i mullah, evidenziando l’importanza di proseguire su questo percorso per non dare al regime l’opportunità di sopravvivere e avvisando che “lasciare spazio a una continuità del sistema, anche sotto nuove figure, sarebbe un errore”.

Pahlavi si propone come guida dell’Iran post-bellico e ha assicurato una transizione pacifica supportata da un team di figure esperte e un futuro diverso per l’Iran, amico degli Usa e anche di Israele. L’appello agli Stati Uniti è di “mantenere la rotta” e “spianare la strada al popolo iraniano affinché porti a termine il lavoro”.

“La Repubblica Islamica non è riformabile. Non si può riformare un serpente. Il veleno è nel suo Dna” ha aggiunto.

“Il presidente Trump sta rendendo di nuovo grande l’America. Io intendo rendere di nuovo grande l’Iran”, ha sottoli.

Il presidente Trump fino ad ora non si è rivelato particolarmente propenso all’eventualità che Reza Pahlavi possa guidare l’Iran; pur avendo speso parole di lode per lui, infatti, ha dichiarato che sarebbe preferibile affidare la guida a un moderato interno al Paese.