di Giuseppe Gagliano –

Le informazioni dell’intelligence israeliana secondo cui l’Iran avrebbe trasferito migliaia di centrifughe nei tunnel del Monte Kolang, noto in Occidente come Pickaxe Mountain, stanno riaccendendo le preoccupazioni sul programma nucleare di Teheran e alimentano il rischio di una nuova escalation militare nella regione.

Secondo le valutazioni condivise da Israele con gli Stati Uniti, il trasferimento sarebbe avvenuto nell’autunno del 2025, dopo i bombardamenti contro gli impianti di Fordow, Isfahan e Natanz. Tuttavia, non vi sono prove che nella montagna sia già operativo un nuovo sito di arricchimento dell’uranio. Le centrifughe potrebbero essere state semplicemente messe al riparo da futuri attacchi, ma l’assenza di ispezioni internazionali rende impossibile verificare la reale natura delle attività.

Il Monte Kolang, situato a circa due chilometri dal complesso di Natanz, ospiterebbe gallerie scavate fino a oltre cento metri di profondità, capaci di offrire una protezione molto superiore rispetto agli impianti nucleari già conosciuti. Le immagini satellitari mostrano lavori di rafforzamento delle infrastrutture e degli accessi, elementi che renderebbero estremamente difficile un’eventuale operazione militare.

Un attacco contro il sito richiederebbe con ogni probabilità un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti, con bombardieri strategici e ordigni penetranti, mentre Israele potrebbe limitarsi a colpire ingressi, sistemi di ventilazione e infrastrutture esterne senza la certezza di neutralizzare gli impianti sotterranei.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu continua a considerare il programma nucleare iraniano una minaccia esistenziale e punta a ottenere un maggiore coinvolgimento di Washington. Il presidente Donald Trump ha già indicato Pickaxe Mountain come possibile obiettivo militare, anche se gli interessi strategici statunitensi non coincidono necessariamente con quelli israeliani, considerando i costi politici, economici e militari di un nuovo conflitto.

Secondo le stime disponibili, l’Iran dispone di circa 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60 per cento. Pur rimanendo al di sotto del livello necessario per la produzione di un’arma nucleare, tale capacità continua ad alimentare i sospetti della comunità internazionale, aggravati dalla riduzione della cooperazione con gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica.

Un’eventuale offensiva contro Pickaxe Mountain potrebbe inoltre provocare una dura risposta iraniana contro basi statunitensi, infrastrutture energetiche del Golfo e rotte marittime, con ripercussioni sui mercati energetici e sul commercio internazionale. Cina e Russia, entrambe interessate a preservare la stabilità dell’Iran, vedrebbero con preoccupazione un ulteriore allargamento del conflitto.

In questo contesto, la ripresa delle ispezioni internazionali resta l’unica strada in grado di ridurre l’incertezza. Senza verifiche indipendenti, il rischio è che il sospetto sostituisca le prove e che le valutazioni dell’intelligence diventino il principale fattore alla base di eventuali decisioni militari.