di Annalisa Giovannini –

L’osservatorio economico italiano sviluppa attraverso l’ICE e la rete consolare una serie di studi sulle attività macroeconomiche di scambio tra l’Italia e il resto del mondo. Un’analisi utile per scambi e confronto tra la Repubblica Islamica dell’Iran e il belpaese in chiave analitica, con uno sviluppo del flusso import-export relativo gli scambi commerciali. Il report ministeriale contiene le informazioni relative ai rischi politici derivanti a una destabilizzazione regionale nel Paese e in particolare, sulla base di informazioni quantitative e qualitative in possesso della reta diplomatica e consolare.

Le crisi regionali in atto in Siria, Iraq e ancor più a Gaza e nel Mar Rosso (lato yemenita) hanno un impatto diretto sulle dinamiche interne ed esterne dell’Iran, con rischi correlati in termini di sicurezza in caso di escalation militare di vari attori locali e internazionali e in termini economici data l’aleatorietà delle dinamiche di svalutazione del Rial, minore appetibilità degli investitori internazionali per l’Iran, possibile inasprimenti del sistema sanzionatorio.

Nonostante questo le relazioni economiche tra la Repubblica Islamica dell’Iran e la Repubblica Italiana possono dirsi salde e favorite da interessi comuni basati su fiducia reciproca. Fin dall’antichità le affinità culturali da un lato e la complementarità delle economie dall’altro hanno creato un contesto favorevole per lo sviluppo delle relazioni tra i due paesi. Queste relazioni sono proseguite nel tempo e, dopo la fine della Seconda guerra mondiale e con l’instaurazione della pace e della stabilità, hanno acquisito maggiore ampiezza e profondità. Settori industriali italiani importanti, come l’acciaio, il tessile, i macchinari e le attrezzature industriali, l’automobile e l’energia, sono presenti sul mercato iraniano e hanno contribuito allo sviluppo della cooperazione bilaterale. L’Iran, con la sua ricchezza di risorse naturali e le sue capacità industriali ed energetiche, ha svolto un ruolo complementare come partner economico cruciale in queste collaborazioni.

Sotto il profilo storico, nel 1953 lo scià manifestò all’ambasciatore italiano Enrico Cirulli il desiderio di intensificare i rapporti con l’Italia. La firma dell’accordo di cooperazione dei due paesi fu compiuta nel 1957 in cui si sono poste le basi per rendere l’Italia protagonista sia in ambito culturale con la collaborazione degli scavi archeologici sia nella realizzazione di infrastrutture strategiche come le linee elettriche del Khuzestan, la centrale elettrica di Isahan, gli aeroporti di Zahedan e Bander Abbas e la grande diga sul fiume Dez. Nei primi anni ’90 i rapporti si sono intensificati grazie a visite di Stato istituzionali in cui puntare a una ripresa di dialogo politico per rilanciare le commerciali ed economiche tra i due paesi.

Oggi l’Iran conta una popolazione di 91,6 milioni di abitanti è un paese che nutre una composizione merceologica varia grazie all’export nel paese con il 51% di macchinari e il 9,3% di sostanze e prodotti chimici, seguono 47 mln.€ di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici e 27 mln di euro di prodotti come computer, apparecchi elettronici, ottici e metallurgici. L’import italiano invece vanta una quota pari al 40% per il settore metallurgico e prodotti agricoli, ittici che pesano per il 20% sull’importazioni totali dal paese. Il commercio estero dell’Iran negli ultimi anni è stato influenzato dalle sanzioni e dal protezionismo iraniano che hanno portato l’Iran ad adottare una politica di divieto di importazione su 2.150 prodotti, principalmente beni di consumo. L’interscambio commerciale tra Italia e Iran nel 2017 ammontava a 5,1 miliardi di euro, facendo dell’Italia il primo partner commerciale dell’Iran in ambito UE. Gli accordi commerciali sul piano globale e l’approccio adottato dall’amministrazione USA nei confronti dell’Iran nonostante numerose difficoltà alla conclusione alla realizzazione degli investimenti che avrebbero dovuto revitalizzare l’economia iraniana, riversando effetti positivi sulla popolazione. Allo stato attuale delle cose uno dei maggiori fattori che ha pesato sulla mancata realizzazione dei benefici economici attesi è stato il permanere in vigore delle sanzioni secondarie Usa che impediscono ai vertici aziendali con cittadinanza statunitense di condurre affari con l’Iran o di effettuare transazioni in dollari verso la Repubblica Islamica.