Red

Le Forze armate iraniane hanno annunciato di aver condotto nuove operazioni militari contro obiettivi statunitensi e israeliani in Medio Oriente, nell’ambito di quella che viene definita l’operazione “Promessa vera”. Secondo quanto dichiarato da fonti iraniane, una prima serie di attacchi sarebbe stata lanciata a partire da domenica, con l’impiego di droni kamikaze Arash-2 contro infrastrutture legate all’industria aeronautica israeliana nelle vicinanze dell’aeroporto Ben Gurion e contro installazioni militari dove sarebbero presenti assetti di ricognizione statunitensi.i

Le autorità iraniane affermano che la cosiddetta “74ma ondata” dell’operazione, denominata “O, Amir al-Muminin”, avrebbe preso di mira basi americane nella regione e diversi siti nei territori israeliani, attraverso l’utilizzo combinato di missili e droni avanzati.

Tra gli obiettivi citati figurano la base aerea “King Sultan”, assetti della Quinta Flotta degli Stati Uniti e altre strutture considerate ostili da Teheran. Ulteriori attacchi avrebbero colpito centri militari e di sicurezza in diverse località israeliane, tra cui Tel Aviv, Palmachim, Holon e Ramat Gan.

Sempre secondo la versione iraniana, una successiva “75ª ondata”, denominata “O, Fatimah az-Zahra”, sarebbe stata lanciata nelle ore successive, prendendo di mira nuovi obiettivi militari israeliani e statunitensi individuati tramite attività di intelligence.

Tra questi, viene nuovamente indicata la base aerea “King Sultan” in Arabia Saudita, descritta come un punto strategico per le operazioni americane nella regione.

Nel comunicato, le autorità iraniane sostengono di aver ottenuto un vantaggio strategico, affermando di aver compromesso i sistemi di difesa aerea statunitensi e israeliani e di aver modificato gli equilibri del conflitto in Asia occidentale.

Il testo include inoltre avvertimenti diretti alle forze statunitensi e israeliane, dichiarando che le loro posizioni sarebbero sotto costante sorveglianza.

Al momento, le affermazioni diffuse da Teheran non risultano verificabili in modo indipendente, né sono state confermate da fonti statunitensi o israeliane.

Gli sviluppi si inseriscono in un contesto di crescente tensione nella regione, con il rischio di un ulteriore ampliamento del conflitto.