di Guido Keller –
Teheran si è risvegliata sotto una densa nube di fumo nero dopo un attacco che avrebbe colpito un grande deposito di stoccaggio di petrolio nei pressi della capitale iraniana. Secondo diverse segnalazioni e testimonianze diffuse nelle ultime ore, l’operazione sarebbe stata condotta nell’ambito delle operazioni militari attribuite alla coalizione tra Stati Uniti e Israele contro obiettivi energetici iraniani.
L’obiettivo colpito sarebbe costituito da serbatoi di stoccaggio situati nell’area industriale vicino alla capitale dell’Iran. L’impatto avrebbe provocato un vasto incendio, con enormi quantità di petrolio in fiamme che si sarebbero riversate nei sistemi di drenaggio e nelle fognature, finendo per scorrere anche in alcune strade circostanti.
Nelle ore successive all’attacco, gran parte di Teheran è stata coperta da una colonna di fumo nero visibile a chilometri di distanza. Le autorità locali e i residenti hanno segnalato un forte odore acre nell’aria, mentre particelle scure provenienti dalla combustione del petrolio sarebbero ricadute sulla città.
Alcuni abitanti hanno raccontato di una “pioggia nera e oleosa” caduta durante la notte e alle prime ore del mattino, descrivendo una miscela di fuliggine e residui di idrocarburi depositatasi su automobili, edifici e strade.
La combustione di grandi quantità di petrolio può liberare nell’atmosfera sostanze altamente inquinanti, tra cui particolato fine, composti di zolfo e idrocarburi tossici. Esperti ambientali avvertono che una ricaduta massiccia di queste particelle potrebbe avere conseguenze significative per la qualità dell’aria e per la salute della popolazione urbana.
In scenari simili, i rischi principali includono irritazioni respiratorie, contaminazione del suolo e dell’acqua e danni agli ecosistemi urbani. La dispersione del petrolio nel sistema fognario potrebbe inoltre complicare le operazioni di contenimento e bonifica.
Alcune organizzazioni e attivisti hanno già parlato di possibile “ecocidio”, termine utilizzato per descrivere danni ambientali su larga scala provocati da attività militari o industriali. Secondo queste posizioni, colpire infrastrutture petrolifere in aree densamente popolate comporterebbe conseguenze ambientali e sanitarie che vanno ben oltre l’obiettivo militare immediato.
Al momento non è chiaro l’entità precisa dei danni né il numero di eventuali feriti o persone esposte ai fumi tossici. Le autorità iraniane stanno valutando l’impatto dell’incendio e le operazioni per spegnere i roghi e contenere la fuoriuscita di petrolio.
La situazione resta in evoluzione, mentre sulla capitale iraniana continua a incombere una coltre di fumo che testimonia la portata dell’incendio e le possibili conseguenze ambientali dell’attacco.












