di Giuseppe Gagliano

L’Iran non cede. Nonostante i bombardamenti americani del 22 giugno che hanno inflitto danni significativi alle infrastrutture nucleari del Paese, Teheran continua a rivendicare il diritto all’arricchimento dell’uranio come questione strategica nazionale. Alla vigilia di nuovi colloqui con i rappresentanti europei, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ribadito che ogni futuro accordo dovrà garantire questo diritto fondamentale.

La risposta degli Stati Uniti non si è fatta attendere. Il presidente Donald Trump, già protagonista del ritiro dall’accordo nucleare nel suo primo mandato, ha minacciato nuovi raid contro le installazioni iraniane se Teheran dovesse rilanciare il programma. Sulle sue piattaforme social, Trump ha descritto i danni degli ultimi attacchi come “devastanti” e ha avvertito che non esiterà a colpire di nuovo.

L’Iran, pur rifiutando negoziati diretti con Washington “per il momento”, punta il dito contro le capitali europee. Teheran accusa Parigi, Berlino e Londra di aver tradito le promesse dell’accordo del 2015, lasciando crollare i meccanismi commerciali che avrebbero dovuto proteggerlo dalle sanzioni americane. In risposta, la Repubblica islamica ha abbandonato gradualmente i propri impegni, scatenando l’ira dei governi europei che oggi minacciano di reintrodurre le sanzioni internazionali.

In questo clima teso, l’Iran cerca nuovi appoggi. Una riunione trilaterale con Russia e Cina è prevista a Teheran, mentre Pechino esorta tutte le parti a tornare al tavolo delle trattative considerando “le preoccupazioni legittime di ognuno”. Il sostegno di Mosca e Pechino conferisce a Teheran un margine di sicurezza e amplifica la portata geopolitica dello scontro con l’Occidente.

Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, l’Iran sta arricchendo uranio al 60%, ben oltre il limite fissato dall’accordo del 2015 ma ancora sotto la soglia del 90% necessaria per fini militari. Un dato che allarma ma che, secondo Teheran, dimostra la natura civile del programma. Tuttavia, la differenza tra uso civile e militare è sottile, e l’Occidente teme che la Repubblica islamica possa compiere il passo decisivo verso la realizzazione di un’arma nucleare.

La posta in gioco va oltre il dossier nucleare. L’Iran vuole riaffermarsi come potenza regionale, sfidando un’architettura di sicurezza dominata dagli Stati Uniti e dai loro alleati arabi. Dall’altra parte, Washington deve dimostrare che le sue linee rosse sono credibili, mentre l’Europa, divisa tra interessi commerciali e sicurezza, rischia di restare schiacciata tra le due potenze.

A poche settimane da un possibile ritorno al negoziato, la tensione resta altissima. L’Iran sembra deciso a difendere fino in fondo il proprio diritto al nucleare civile, forte del sostegno di Russia e Cina. Ma l’Occidente, diviso e sotto pressione, dovrà scegliere se concedere spazio al dialogo o accettare il rischio di un confronto diretto con una Repubblica islamica più determinata che mai.